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  Cromwell [ Avv. Filippo Matteucci ' s Blog. Austrian Privatist Economist and Anarcho-Capitalist Libertarian Theorist ]
         

Battle of Marston Moor by http://www.slowleadership.org/blog/index.php?s=cavaliers


6 febbraio 2010

SPECULAZIONE E MOBILITA' SOCIALE

 SPECULAZIONE E MOBILITA' SOCIALE

Nel mondo della finanza, delle Borse mondiali, una delle poche oasi di libero mercato rimaste,  gli speculatori sono coloro che rendono possibile l’interscambio al miglior prezzo di merci e valori, così svolgendo una funzione benefica e indispensabile per l’economia. La speculazione è quindi normale, ed enormemente utile, in una economia libera.

La speculazione è anche e soprattutto l'unica via rimasta a chi è nato in una famiglia modesta per farsi strada nella vita, per accrescere il patrimonio della sua famiglia.
Tutte le altre vie di innalzamento sociale sono strettamente controllate dalle famiglie padrone e dai loro lacchè del politburò.
Minimi avanzamenti sociali vengono concessi solo a quelle famiglie di servi di provata fedeltà verso i padroni, in cambio di una totale obbedienza e di una completa rinuncia a qualsiasi sentimento di onestà e giustizia.

Coloro che instillano in un popolo completamente tenuto ignorante in materia l'odio verso lo " speculatore " vogliono solo bloccare la mobilità sociale.

Vogliono che il figlio del servo continui a fare anche lui il servo, anche se meritavole e capace; vogliono che il figlio del padrone rimanga padrone, anche se balordo, drogato e buono a nulla.

Predicano contro la speculazione quei poteri forti statalisti succhiasoldipubblici che sono soliti eliminare ope judicis i competitors migliori di loro.
Tali poteri forti, andati a male come un cibo scaduto, controllano lo stato e lo usano, oltre che per depredare il popolo, contro coloro che per merito avrebbero il diritto a sostituirli.
Bloccano così il ricambio delle élites, indispensabile per la salute e il buon funzionamento del sistema economico e politico.


Voce " MOBILITA' SOCIALE " da Wikipedia:

"Per mobilità sociale si intende il passaggio di un individuo o di un gruppo da uno status sociale ad un altro, e il livello di flessibilità nella stratificazione di una società, il grado di difficoltà (o di facilità) con cui è possibile passare da uno strato ad un altro all'interno della stratificazione sociale ossia la pluralità dei gruppi sociali presenti all'interno della società con ruoli diversi e diverso accesso alle risorse.
[...] È comunque solo con la più recente comparsa della classe media impiegatizia che la mobilità sociale è diventata un fenomeno forte, per cui molti figli di operai e contadini sono entrati a far parte della classe media, anche se le classi superiori, come l'alta borghesia, sono rimaste per lo più composte da figli di borghesi. La mobilità sociale, quindi, tende a presentarsi tra le classi basse e medio-alte, e ad essere molto limitata per quello che riguarda le classi più elevate.

Esistono vari idealtipi utili a classificare la mobilità:

- Intergenerazionale (misurata confrontando lo status sociale dell'individuo con quello dei suoi genitori) / intragenerazionale (distanza coperta da un individuo nella propria vita).

- Assoluta (grado di mobilità sociale in una società stratificata nel suo complesso) / relativa (grado di mobilità sociale nelle diverse classi di una società stratificata).

- Occupazionale (riferita solamente al lavoro) / sociale (riferita sia al lavoro che ad altre componenti).

- Individuale / di classe.

Le società a mobilità sociale più elevata (sia intra che inter generazionale) sono per lo più quelle industrializzate, grazie alla presenza della classe lavorativa medio-alta, all'importanza dell'istruzione come strumento di elevazione sociale del soggetto, alla maggior specializzazione che nel lavoro è richiesta e che proprio con l'istruzione può essere raggiunta, e alla diffusione delle idee e dei valori di uguaglianza e pari opportunità. Le società a mobilità sociale più bassa sono nella maggior parte dei casi quelle a economia agricola, dove non è necessaria una specializzazione e quindi l'istruzione non ha un ruolo fondamentale, e non è presente la classe media. In queste società è più forte il ruolo attribuito dalla nascita e lo status "ereditato" dalla famiglia d'origine.

Il concetto di mobilità in 3 sociologi classici 
Secondo Karl Marx l’unica mobilità possibile è quella consistente nel passaggio da un modo di produzione al successivo: un enorme cambiamento macrosociale (es: il passaggio dal sistema feudale al sistema industriale); è questa una lettura legata alla dicotomia struttura/sovrastruttura.
Secondo Max Weber la mobilità è l’interagire di classi, ceti e partiti, in un ambito multidimensionale.
Secondo Vilfredo Pareto la mobilità consiste nell’avvicendamento delle elite dirigenti (politiche e non politiche) perché la società necessita di una elite adatta a governare bene; ne deriva il problema dell’adeguatezza della elite.

Classificazione delle società 
È possibile classificare le società in base al grado di mobilità che esse permettono. Troviamo in questa classificazione alcuni "tipi puri estremi" intesi come estremi di un continuum; se da un lato troviamo la società USA (che ha fatto della mobilità sociale un imperativo sociale), all'altro capo troviamo la società indiana (che vive nella divisione in caste un'artificiosa immobilità dovuta alla chiusura sociale). [...] Da notare che si tratta di una categorizzazione puramente convenzionale: sia la società USA che la società indiana presentano rispettivamente vincoli alla mobilità e canali di mobilità.
Nelle società totalmente immobili troviamo degli individui "infiltrati" sugli scalini alti della gerarchia e questo è dovuto principalmente ad eventi eccezionali (es: in Iraq la Seconda Guerra del Golfo ha deposto il regime preesistente e ne ha instaurato un altro prima escluso dal potere). Altro motivo di mobilità sono generalmente grandi doti individuali (es: invenzione geniale sfruttata a fini di arricchimento) oppure unioni matrimoniali particolarmente convenienti.
Alla stessa maniera, società totalmente mobili presentano un minimo di cristallizzazione o chiusura sociale, che consiste in confini che impediscono ad alcuni di accedere ad alcune posizioni.

Canali di mobilità sociale 
Esistono vari modi di salire o scendere nella gerarchia. I canali di mobilità variano da società a società e da epoca a epoca.
Alcuni esempi: nelle società militari e nei regimi dittatoriali abbiamo l’esercito (es: fondamentale canale di mobilità nell'URSS). Nelle società industriali i canali possono essere l'inserimento nel sistema produttivo, il titolo di studio, l'appartenenza a determinate istituzioni (es: Ministero dell'Interno), il possesso di organizzazioni economiche (es: Bill Gates) e/o legami con istituzioni religiose."

Filippo Matteucci

Due possibili letture sull'argomento:
Proprietà privata e proprietà pubblica dello stato in Hans-Hermann Hoppe
http://www.filosofiapolitica.net/showArticle.asp?ID=03-02-09-Hoppe&IDArea=2&dateReview=03-02-2009&typeMenu=0&showMenu=true
e
Principi di economia privatista
http://www.finanzaediritto.it/articoli/principi-di-economia-privatista-4096.html




5 ottobre 2008

Ritorno all’economia reale?

 

Ritorno all’economia reale?

Dopo la crisi finanziaria delle borse è diventato di moda propugnare il ritorno all’economia reale, alla produzione di oggetti e servizi.
Sembra l’ipocrita morale di un film americano degli anni ‘80 di terz’ordine.
Forse si dimentica che l’economia reale, sicuramente in Italia e probabilmente anche in quest’Unione Europea che ci somiglia sempre più, è l’economia della grande industria sussidiata e assistita succhiasoldipubblici, soldi di noi contribuenti che ripianiamo i bilanci in rosso delle imprese “produttrici” di debiti, delle imprese dei prestanome della mafia, delle mazzette, degli assessori e sottosegretari, degli appalti truccati, di tangentopoli…
Forse si dimentica anche la Storia: il Rinascimento venne finanziato da famiglie di banchieri, come i Medici, che appartenevano alla Finanza e non all’economia reale.
La Borsa opera una naturale e salutare selezione tra capaci e incapaci: chi perde soldi è un incapace ed è giusto che vada a fare il servo di soggetti più capaci di lui: questa è la natura delle cose.
Si fa finta di non capire che da che mondo è mondo il denaro e la speculazione su di esso hanno sempre prodotto altro denaro, a volte ben più di quello prodotto dall’economia cosiddetta reale, con buona pace della ridicola e obsoleta morale cattocomunista (quella stessa ipocrita e incivile morale cattocomunista che ci riempie le città di immigrati e di delinquenti, di prostitute e spacciatori, di pub e discoteche della criminalità, di viados e di ubriachi).
E la produzione di ricchezza finanziaria ha i suoi vantaggi: niente inquinamento, niente morti bianche, un mondo di terziario ricco e civile (Svizzera docet).

Ma le reali motivazioni dell’attacco dei mass media di regime alla Finanza e alla speculazione finanziaria sono ben altre….
La Finanza mondiale, le Borse internazionali erano l’unico settore rimasto di LIBERA CONCORRENZA, un settore che per la sua globalità era incontrollabile da parte delle famiglie padrone della grande industria assistita e delle famiglie dei capicosca; in una parole le famiglie padrone degli stati non sono mai riuscite a divenire padrone anche dei mercati finanziari. Forse ora vogliono provare ad appropriarsene, a togliere anche quell’oasi di LIBERTA’.

Chi in Borsa perde, è giusto che perda: chi sbaglia paga.
Chi si è fidato dei consigli delle banche si è dimenticato che la banca non è l’assistenza pubblica o il confessore, ma un privato che giustamente e ovviamente fa i suoi interessi, spesso CONTRO IL CLIENTE, se gli conviene, che la banca è la tua controparte e non devi fidarti MAI di ciò che ti consiglia. Così come uno stato in mano alle famiglie della grande industria sussidiata e dei capicosca è uno stato contro il popolo, nemico del popolo, dei cittadini contribuenti tartassati.
Ma chi è un buono a nulla, chi non si tiene in piedi sulle proprie gambe è così abituato all’assistenzialismo che richiede assistenza e consigli anche alle banche…
bene, ora si tenga le perdite, è giusto così.

Ero d’accordo con la prima votazione del Congresso USA che negava il permesso di tartassare i cittadini per salvare banche incapaci e fallite.
Chi è un incapace è giusto che fallisca, e chi si è fidato di soggetti incapaci fallisca pure con lui.
Questa è la selezione naturale della LIBERA CONCORRENZA, libera da stati e libera da chi vuole vivere sulle spalle altrui, tramite tassazione, pizzo, inflazione e debito pubblico.

Ai tanti assistiti, sussidiati, sovvenzionati da soldi pubblici, da soldi di noi contribuenti, dico: LASCIATE IN PACE LA FINANZA, LE BORSE E GLI SPECULATORI FINANZIARI: fanno il loro gioco e non vi chiedono nulla, né sovvenzioni né aiuti, fanno da loro, si tengono in piedi da soli e non vogliono i soldi dei contribuenti. Non hanno bisogno di INPS e INAIL…

Se qualche raro speculatore fallito vuole soldi pubblici e risarcimenti assurdi, è solo un fallito che non fa più parte del mondo della Finanza e delle Borse.
Basta rispondergli di NO.
NO, in quanto la realtà è dura, la vita per sua natura non è bella, non è una cosa meravigliosa. Chi ci racconta le favole vuole svuotarci le tasche. E la parte più dura della nostra esistenza va sempre tenuta presente, sempre guardata in faccia: rimuoverla, non pensarci, pensare ad altro vuol dire suicidarsi, divenire servi e schiavi di chi ha realmente le palle.
E, se lo si vuole rendere edotto della sua realtà, si può anche ricordargli, in aggiunta, il vecchio motto della borsa: “IF YOU ARE SO SMART, WHY AREN’T YOU RICH?” (”Se sei così intelligente, perché non sei ricco?”)

Filippo Matteucci



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