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  Cromwell [ Avv. Filippo Matteucci ' s Blog. Austrian Privatist Economist and Anarcho-Capitalist Libertarian Theorist ]
         

Battle of Marston Moor by http://www.slowleadership.org/blog/index.php?s=cavaliers


3 marzo 2008

Inflazione e potere

 

INFLAZIONE E POTERE

Il potere viene esercitato dal dominante sul dominato e consiste nella possibilità per il dominante di imporre al dominato prestazioni fisiche e/o prestazioni patrimoniali. Le prestazioni fisiche possono andare dalla mera schiavizzazione alle antiche corvé medioevali, dal servizio militare al lavoro dipendente sottopagato di oggi. Le prestazioni patrimoniali tipiche sono la tassazione, il pizzo, l'inflazione. Entrambe le tipologie di imposizione costringono il dominato a destinare parte delle risorse della sua vita, soprattutto tempo ed energie, a vantaggio di un estraneo. Per detenere il potere il dominante deve ideare e porre in essere forme di controllo sul dominato, e queste forme di controllo possono concretizzarsi ed essere organizzate in apparati, anche, ma non solo, statuali.

L'inflazione è il più pesante e il più subdolo tributo che le famiglie dominanti possono imporre ai cittadini. Durante l'era monarchica vi è una moneta - merce, con un valore intrinseco dato dalla preziosità del metallo di cui è composta, per lo più oro e argento, e quindi largamente sottratta al controllo governativo: in tale condizione, il livello dei prezzi viene generalmente calando e il potere d'acquisto aumentando, salvo che nei periodi di guerra o di scoperta di nuovi giacimenti dei detti metalli. La ricchezza mobiliare dei cittadini, il valore dei loro risparmi, vengono quindi tutelati e preservati. Dopo la prima guerra mondiale e fino ai giorni nostri, in era di repubbliche formalmente democratiche, con l'imposizione del corso forzoso della moneta cartacea, stampabile praticamente a costo zero e priva di valore intrinseco, e col concomitante progressivo abbandono del gold standard, cioè della convertibilità in oro della cartamoneta, gli indici dei prezzi moltiplicano paurosamente i loro valori, bruciando i risparmi della gente a tutto vantaggio degli stati e delle famiglie di dominanti che traggono la loro ricchezza dall’uso strumentale, a loro favore, dello stato e della spesa pubblica. Di fatto, l’inflazione è stata negli scorsi decenni e continua ad essere ancor più oggi lo strumento di una gigantesca depredazione dei patrimoni di chi non è al potere.

L'inflazione non è solo uno dei principali indici e strumenti di sfruttamento; essa è anche strumento di blocco della mobilità verticale tra le classi e di eliminazione di potenziali e competitivi concorrenti. Sotto il profilo economico, sia il diritto positivo, con il prescrivere contro la natura del mercato la burocratizzazione del mercato medesimo e la scomparsa della libera concorrenza, sia la tassazione, ovvero l'assoggettamento al tributo, sia infine il controllo sull'emissione della moneta e la conseguente voluta inflazione, permettono ai dominanti di stroncare sul nascere l'accumulazione di ricchezze da parte di famiglie concorrenti. Viene così impedita la costruzione di patrimoni a quelle élites che, in assenza di tali vessazioni, sarebbero emerse naturalmente per i loro meriti e le loro capacità, probabilmente ben maggiori di quelli dei dominanti stessi.

Occorre quindi finalmente svelare e denunciare il formalismo dell’economia keynesiana, l’economia del clientelare e parassitario tassa e spendi, della socializzazione dei costi del consenso, l’economia di carta dei contabili, degli esattori, dei ragionieri di regime. Il keynesianesimo è la trasposizione nel campo delle scienze economiche dell’orientamento al presente che caratterizza le tirannie oligarchiche travestite da democrazie formali delegate.

Non esagero nell’affermare che, dopo il comunismo, il keynesianesimo è stata la più grande sventura dell’umanità nel secolo scorso. Mi si potrà opporre che il nazismo ha sterminato milioni di innocenti. Con piena convinzione rispondo che il keynesianesimo e le sue politiche di welfare hanno tolto la voglia e la gioia di vivere, di mettere su famiglia, di fare figli, di fondare un’impresa familiare e una dinastia a miliardi di esseri umani, riducendoli a schiavi consumatori.

Dopo Keynes la scienza economica è divenuta una scienza formale, mistificante, inducente all’errore, asservita alle dinastie esistenti e al mantenimento di queste ultime al potere, alla conservazione dello status quo. L’architettura keynesiana sia della scienza economica sia dei sistemi economici è stata ufficializzata, accademizzata, assurta al rango di principio scientifico, e adottata perfino dai suoi detrattori, venendo così a costituire una sorta di trappola mentale, di blindatura del pensiero ossequiente. Eppure nulla è più contrario alla realtà della fondamentale equazione keynesiana ricchezza uguale reddito. Ma l’economia vera, sostanziale, è una scienza riservata alla nobilitas naturalis di cui parla Hoppe, a quegli individui e a quelle famiglie che ogni giorno combattono liberamente sul mercato. Proprietà privata e libero mercato sono ragioni di vita che trascendono le possibilità e le stesse esistenze di esattori, contabili e ragionieri, più o meno prezzolati, certo improduttivi.*

Avv. Filippo Matteucci

* Chi volesse leggere l’intero saggio “Proprietà privata e proprietà pubblica dello stato in Hans-Hermann Hoppe” lo trova pubblicato qui:

http://www.ladestranews.it/cultura/propriet-privata-e-propriet-pubblica-dello-stato-in-hans-hermann-hoppe.html




8 gennaio 2008

THE INFLATION TAX

 

THE INFLATION TAX

All government spending represents a tax. The inflation tax, while largely ignored, hurts middle-class and low-income Americans the most. Simply put, printing money to pay for federal spending dilutes the value of the dollar, which causes higher prices for goods and services. Inflation may be an indirect tax, but it is very real – the individuals who suffer most from cost of living increases certainly pay a “tax.”
Unfortunately no one in Washington, especially those who defend the poor and the middle class, cares about this subject. Instead, all we hear is that tax cuts for the rich are the source of every economic ill in the country. Anyone truly concerned about the middle class suffering from falling real wages, under-employment, a rising cost of living, and a decreasing standard of living should pay a lot more attention to monetary policy. Federal spending, deficits, and Federal Reserve mischief hurt the poor while transferring wealth to the already rich. This is the real problem, and raising taxes on those who produce wealth will only make conditions worse.
Borrowing money to cut the deficit is only marginally better than raising taxes. It may delay the pain for a while, but the cost of government eventually must be paid. Federal borrowing means the cost of interest is added, shifting the burden to a different group than those who benefited and possibly even to another generation. Eventually borrowing is always paid for through taxation.
The third option is for the Federal Reserve to create credit to pay the bills Congress runs up. Nobody objects, and most Members hope that deficits don’t really matter if the Fed accommodates Congress by creating more money. Besides, interest payments to the Fed are lower than they would be if funds were borrowed from the public, and payments can be delayed indefinitely merely by creating more credit out of thin air to buy U.S. treasuries. No need to soak the rich. A good deal, it seems, for everyone. But is it?
The “tax” is paid when prices rise as the result of a depreciating dollar. Savers and those living on fixed or low incomes are hardest hit as the cost of living rises. Low- and middle-incomes families suffer the most as they struggle to make ends meet while wealth is literally transferred from the middle class to the wealthy. Government officials stick to their claim that no significant inflation exists, even as certain necessary costs are skyrocketing and incomes are stagnating.
The transfer of wealth comes as savers and fixed-income families lose purchasing power, large banks benefit, and corporations receive plush contracts from the government – as is the case with military contractors. These companies use the newly printed money before it circulates, while the middle class is forced to accept it at face value later on. This becomes a huge hidden tax on the middle class, many of whom never object to government spending in hopes that the political promises will be fulfilled and they will receive some of the goodies. But surprise – it doesn’t happen. The result instead is higher prices for prescription drugs, energy, and other necessities. The freebies never come.
The moral of the story is that spending is always a tax. The inflation tax, though hidden, only makes things worse. Taxing, borrowing, and inflating to satisfy wealth transfers from the middle class to the rich in an effort to pay for profligate government spending, can never make a nation wealthier. But it certainly can make it poorer.

Ron Paul, July 18, 2006
by http://www.lewrockwell.com/paul/paul334.html

(Dr. Ron Paul is a Republican member of Congress from Texas and a candidate for President of U.S.A.)



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