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  Cromwell [ Avv. Filippo Matteucci ' s Blog. Austrian Privatist Economist and Anarcho-Capitalist Libertarian Theorist ]
         

Battle of Marston Moor by http://www.slowleadership.org/blog/index.php?s=cavaliers


27 aprile 2012

BREVE CORSO INTRODUTTIVO ALLA SCIENZA DEL POTERE



BREVE CORSO INTRODUTTIVO ALLA SCIENZA DEL POTERE

 

LA COMUNICAZIONE POLITICA DELLA RIBELLIONE INTESA COME DIFFUSIONE DELLA CONOSCENZA DEL POTERE MASSOSTATALISTA

Il cittadino, il lavoratore, il risparmiatore, il padre di famiglia, per potersi difendere dal potere deve prima conoscere il potere. Deve sapere con chi ha a che fare. Deve capire chi ha progettato la sua mente e la sua vita, chi lo induce ad avere opinioni non sue, a fare scelte non sue. CAPIRE IL POTERE, significa capire chi pianifica le nostre vite e canalizza il nostro pensiero.

Proprio in questi tempi di grande predazione fiscale il cittadino, colui che è senza potere, deve attrezzarsi per difendere se stesso, la sua mente, la sua salute, la sua famiglia, i suoi beni, i suoi risparmi, il suo reddito dal prevaricante attacco predatorio dello stato, delle famiglie massostataliste padrone degli stati e delle multinazionali, delle organizzazioni sovranazionali di tali dinastie padrone che stanno instaurando il “nuovo ordine mondiale”, una dittatura da incubo orwelliano, rivolta al dominio delle menti, delle vite, degli averi dei popoli.

Possiamo informarci, finché c’è internet, finche non imbavaglieranno e censureranno tutto e tutti... dopo, quando avranno censurato, potremo solo ascoltare musica rap, partite di calcio, San Remo, guardare le offerte dei centri commerciali, ascoltare dibattiti politici finti, fregapopolo, ubriacarci e drogarci, tatuarci o farci dei piercing, andare al pub e in discoteca, da bravi servi cerebrolavati, imbelli e autodistruttivi. Diventeremo come il padrone ci vuole, se non lo siamo già.

Eppure CI STANNO DERUBANDO DEI NOSTRI AVERI E DEI NOSTRI REDDITI, TRAMITE TASSAZIONE, INFLAZIONE, CONTRIBUZIONE PREVIDENZIALE OBBLIGATORIA, DEBITO PUBBLICO, SPESA PUBBLICA PILOTATA. Credo che questo dovrebbe essere il nostro primo interesse. Altrimenti per chi lavoriamo, per chi viviamo?

E allora, vogliamo deciderci a SAPERE? Oppure, siccome la nostra schiavitù è un argomento sgradevole, la rimuoviamo dalla mente, e non ci pensiamo più?

Per chi ha il coraggio di sapere, ecco un breve corso introduttivo, fatto di link a letture, blog, siti, con un linguaggio alla portata di tutti. Quando sono indicati interi siti o blog, vuol dire che vale la pena di leggerli dalla prima all’ultima riga. L’insieme delle letture indicate serve solo a far aprire gli occhi, e non è certo esaustivo della materia. Chi vuol proporre altre letture ritenute significative può contattarmi su Facebook, o aderire al gruppo culturale privatista e hoppiano Tea Party Federazione Liberista su Facebook.

“Open your eyes, open your minds”...

 

INTRODUZIONE AL POTERE ....

http://blog.lexitalia.it/?p=372

http://www.finanzaediritto.it/articoli/principi-di-economia-privatista-4096.html

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=29320

http://www.filosofiapolitica.net/download.asp?ID=03-02-09-Hoppe&target=article

Traduzioni italiane di alcuni degli scritti di Hans Hermann Hoppe,:

http://www.hanshoppe.com/wp-content/uploads/publications/Federalismo_Liberta.pdf

http://www.hanshoppe.com/wp-content/uploads/publications/trans/hoppe_natural-elites-italian.pdf

http://www.leonardofaccoeditore.com/enclave/articoli/20hoppe.htm

http://www.hanshoppe.com/wp-content/uploads/publications/hoppe-buchanan-italian.pdf

http://www.hanshoppe.com/wp-content/uploads/2009/06/ilpungolo-hoppe-democrazia-2004.pdf

http://www.hanshoppe.com/wp-content/uploads/publications/trans/hoppe_marxist-analysis-italian.pdf

 

COSA SAPPIAMO?  LA STORIA CHE CI HANNO RACCONTATO

http://partitodelsud.blogspot.com/2008/11/1860-macche-garibaldi-la-sicilia-venne.html

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=20547

http://www.controcorrentedizioni.it/storia-proibita-p-141.html?osCsid=2da183dfad47d3415d757a7b911ed8f5

http://www.controcorrentedizioni.it/linghilterra-contro-regno-delle-sicilie-p-110.html?osCsid=2da183dfad47d3415d757a7b911ed8f5

http://www.controcorrentedizioni.it/storia-manipolata-p-148.html?osCsid=2da183dfad47d3415d757a7b911ed8f5

http://casatrinakria.blogspot.it/2008/03/1860-macche-garibaldi-la-sicilia-venne.html

http://www.controcorrentedizioni.it/banca-moneta-lusura-p-113.html?osCsid=2da183dfad47d3415d757a7b911ed8f5

http://xoomer.virgilio.it/kxxbar/massoni.htm

 

DALLA TEOCRAZIA AL MONDIALISMO

http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_complotto

http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_Bilderberg

http://www.ariannaeditrice.it/vetrina.php?id_macrolibrarsi=47589

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/10/cosa-serve-la-crisi-finanziaria-e-chi.html

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/08/cosa-serve-la-crisi-finanziaria-parte-2.html

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/05/il-sistema-in-cui-viviamo-il-sistema.html

http://www.genitoricattolici.org/chiesa%20e%20massoneria.html

http://amarelachiesa.blogspot.com/search/label/Monitor%20massoneria

http://www.vatican.va/holy_father/leo_xiii/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_18840420_humanum-genus_it.html

 

EYES WIDE SHUT, BRAINS WIDE WASH : I MEZZI DI ASSERVIMENTO DI MASSA

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2010/09/la-funzione-della-televisione.html

www.comedonchisciotte.org/site/index.php

http://peopleinarms.livejournal.com/354.html

http://www.effedieffe.com

http://peopleinarms.livejournal.com/543.html

http://laconquistadelse.forumcommunity.net/?t=48691507

http://blog.libero.it/caratteri/

http://www.ingannati.it

http://www.mariadinazareth.it/inferno%20libro%20a%20tu%20per%20tu....htm

 

LA GRANDE PREDAZIONE:  IL POTERE COME IMPOSIZIONE DEL SERVAGGIO E DEL TRIBUTO

http://www.radicicristiane.it/libro.php/id/84/Robert%20Benson/Il-padrone-del-mondo

www.disinformazione.it/il_grande_parassita.htm

http://www.disinformazione.it/onu_moneta_unica_mondiale.htm

http://riecho-economiaeliberta.blogspot.com/2011/12/quale-guerra-stiamo-combattendo.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Mobilit%C3%A0_(sociologia)

www.lewrockwell.com/paul/paul334.html

http://www.agoravox.it/Per-il-bene-di-tutti-la-tassazione.html

http://teapartyfederazioneliberista.ilcannocchiale.it

http://www.agoravox.it/Mario-Monti-Bilderberg-ed-il-Nuovo.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/le-coop-e-il-giochino-dellopa/186804/

http://www.borsaplus.com/index.php/archives/2011/06/29/piu-tasse-sui-nostri-risparmi-no-grazie/

http://finance.yahoo.com/news/Low-rates-squeeze-savers-and-apf-3139420642.html?x=0

 

LE SOLUZIONI:  IL MONDO E’ NELLE NOSTRE MANI, BASTA VOLERLO

http://www.cromwell.ilcannocchiale.it/

http://www.opinione.it/articolo.php?arg=&art=66445

http://www.rischiocalcolato.it/2011/11/giuliano-melani-italiani-fate-uno-sforzo-comprate-il-debito-dell%E2%80%99italia.html

http://www.borsaplus.com/index.php/archives/2011/11/20/come-ripagare-il-debito-pubblico-trasformando-italia-in-paradiso-fiscal/

http://democraziaturnaria.ilcannocchiale.it/

www.libertarianism.com

www.usemlab.com/

www.movimentolibertario.it/

http://mises.org/daily/4454#content

 

 

Filippo Matteucci

Tea Party Federazione Liberista (Founder)

http://www.facebook.com/groups?%2F104254476309818%2F#!/groups/104254476309818/




13 marzo 2012

COMPLICI E VITTIME DELLO STATO, STRUMENTO DEL MALE



COMPLICI E VITTIME DELLO STATO, STRUMENTO DEL MALE

 

IL GULAG FISCALE UNIONE EUROPEA

Quando molti, troppi cittadini onesti, lavoratori, gente che ogni mattina si alza e va a lavorare, si lasciano governare da famiglie di gente malvagia, di semisquilibrati che perseguono il male, che adorano il male, famiglie di ladri, tiranni e predoni, loro e i loro lacchè, governanti di infima qualità, quando le famiglie oneste si lasciano tartassare, derubare di risparmi e redditi, accettano inflazione e debito pubblico, subiscono inermi una spesa pubblica pilotata nelle tasche delle famiglie padrone massostataliste, ebbene, questo non reagire imbelli, non vuol dire (solo) che si è assonnati, stanchi, rinunciatari, deboli, inebetiti, vuol dire anche che le famiglie oneste di lavoratori e risparmiatori SONO VITTIME DI UN LUNGO, PROFONDO, CONTINUO, BEN STUDIATO E BEN ORGANIZZATO LAVAGGIO DEL CERVELLO SOCIALE CHE HA INQUINATO LA COMUNITA’, PORTATO AVANTI DA SECOLI, e rivolto al dominio del male.

Chi trova questa affermazione esagerata, NON SA. E dovrebbe desiderare di sapere, dovrebbe osare sapere. C’è in gioco la sua vita, che ora tanto SUA non è...

 

A COSA SERVE LO STATO

Come prendere per i fondelli un popolo ignorante e credulone.

Uno degli uomini più ricchi propone ripetutamente di aumentare le tasse ai ricchi. Costui ha fatto eleggere presidente-premier-governante un suo burattino, un tirapiedi ovviamente “democratico, progressista, di sinistra”, il quale è stato messo su quella poltrona lautamente retribuita per eseguire gli ordini del miliardario (e degli amici del miliardario). Quindi quando il riccone propone di aumentare le tasse, intende aumentarle agli ALTRI ricchi, ai suoi concorrenti, ai suoi avversari, contro i quali farà varare leggi apposite. Quindi il riccone pseudo-filantropo non è mosso da sentimenti di giustizia sociale, da amore per la povera gente o per i lavoratori, vuole solo usare lo stato e il fisco per i suoi fini. Vuole bloccare la mobilità sociale, ovvero impedire a chiunque, in primo luogo alle famiglie meritevoli e capaci, di divenire meritatamente ricche: ricco e potente deve essere solo lui, magari in gaia compagnia dei suoi alleati e dei suoi lacchè. Tasse, inflazione, spesa pubblica, debito pubblico, burocrazia, divieti e obblighi servono a questo, a costruire la nuova tirannia e la nuova schiavitù. Non siamo più padroni nemmeno dei nostri beni, dei nostri risparmi, del nostro contante. Un gregge di lavoratori dipendenti (le pseudo-liberalizzazioni devono eliminare i residui lavoratori autonomi, coloro che pensano ancora con la propria testa), un gregge di servi lobotomizzati dai mass media di regime, incapaci e autodistruttivi. I pretesti per depredarci e schiavizzarci sono infiniti, dalla finta crisi economica all’ecologia, dalla finta giustizia-equità sociale agli aiuti finto-umanitari.

Un metodo di potere non dissimile è quello adottato dall’organizzazione di narcotraffico affiliata alla setta-loggia-cosca massostatalista mondiale, ovvero a quelle 200 famiglie padrone massostataliste che controllano le grandi compagnie multinazionali e gli stati: gli apparati pubblici repressivi e le leggi antiproibizioniste servono a reprimere i narcotrafficanti concorrenti ed emergenti, riservando così il monopolio e i conseguenti vertiginosi profitti solo all’organizzazione controllata dai poteri forti. E, sia chiaro, questi poteri occulti, costituiti in realtà da ben precise famiglie-dinastie da secoli coalizzate tra di loro, sono stati definiti “forti” in quanto forza del male. Oltretutto non è molto chiaro nemmeno se gli individui e le famiglie che ci appaiono come padroni, proprietari di grandi imprese o di grandi ricchezze, siano i veri padroni o siano invece meri prestanomi di questa organizzazione massostatalista mondiale, e quindi, in definitiva, di quelle famiglie che tale organizzazione veramente controllano. A me nessuno ha mai regalato gratis una grande impresa automobilistica, sia pure con bilanci in rosso... La tecnica dei prestanome è molto usata in quanto nasconde all’odio popolare la famiglia tiranna e predona, il vero governante di infima qualità, quello che fa vivere male il popolo. Ed è molto usata non solo in politica, facendo eleggere lacchè e tirapiedi che eseguono gli ordini, ma anche in economia. Il colore politico di cui si ammantano queste dittature schiavizzanti è indifferente: il sindacal-social-comunismo è stato l’oppio dei popoli del XX secolo. Basti pensare che la banca dell’Unione Sovietica, la patria dello pseudo-comunismo, era controllata dagli stessi banchieri massostatalisti mondialisti che avevano prima finanziato Lenin e la sua rivoluzione comunista. La divisione del mondo in due blocchi, la guerra fredda, la corsa agli armamenti della seconda metà del secolo scorso erano tutte prese per i fondelli: le stesse famiglie, la stessa organizzazione maligna comandava sia a est che a ovest del muro di Berlino. Cambiavano solo le forme di schiavizzazione e di lavaggio del cervello dei popoli. Per noi oggi c’è il campo di concentramento fiscale Europa per entrare nel quale nessuno ci ha chiesto il nostro voto, il nostro consenso, come non era stato chiesto ai deportati nei lager o nei gulag.

Cosa ci aspetta? Lo scontro tra le residue forze del Bene, il Cristianesimo e l’Islam: stanno cercando di metterle l’una contro l’altra per eliminarle definitivamente, così, finalmente, dopo millenni di subdole manovre e pianificazioni, per questo mondo ci sarà un solo signore, un solo dio. Quello del male.

 

DA MARCUSE A HOPPE

CAPIRE IL POTERE, capire chi pianifica le nostre vite e canalizza il nostro pensiero: iniziare leggendo Hans Hermann Hoppe.

http://www.filosofiapolitica.net/download.asp?ID=03-02-09-Hoppe&target=article

 

Traduzioni italiane di alcuni degli scritti di Hans Hermann Hoppe, letture imprescindibili per chi si sente, per sua natura, uno che non vuol essere reso schiavo, uno refrattario al lavaggio del cervello ad opera del regime.

Il liberismo privatista è il superamento della ingannevole contrapposizione destra - sinistra:

http://www.hanshoppe.com/wp-content/uploads/publications/Federalismo_Liberta.pdf

http://www.hanshoppe.com/wp-content/uploads/publications/trans/hoppe_natural-elites-italian.pdf

http://www.leonardofaccoeditore.com/enclave/articoli/20hoppe.htm

http://www.hanshoppe.com/wp-content/uploads/publications/hoppe-buchanan-italian.pdf

http://www.hanshoppe.com/wp-content/uploads/2009/06/ilpungolo-hoppe-democrazia-2004.pdf

http://www.hanshoppe.com/wp-content/uploads/publications/trans/hoppe_marxist-analysis-italian.pdf

http://www.hanshoppe.com/wp-content/uploads/publications/trans/hoppe_la_idea_de_una_sociedad_de_derecho_privado.pdf   (Spanish)

http://www.hanshoppe.com/wp-content/uploads/publications/trans/hoppe_porque_malos_gobiernan.pdf

(Spanish)

Link al Tea Party Federazione Liberista , gruppo culturale focalizzato sull'economia politica,  privatista e hoppiano (NON E’ il Tea Party Italia)

http://www.facebook.com/groups?%2F104254476309818%2F#!/groups/104254476309818/

 

Altri link da non perdere:

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=20547

http://www.effedieffe.com

http://www.controcorrentedizioni.it/

http://peopleinarms.livejournal.com/354.html

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/10/cosa-serve-la-crisi-finanziaria-e-chi.html

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/08/cosa-serve-la-crisi-finanziaria-parte-2.html

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/05/il-sistema-in-cui-viviamo-il-sistema.html

http://www.mariadinazareth.it/inferno%20libro%20a%20tu%20per%20tu....htm

http://www.genitoricattolici.org/chiesa%20e%20massoneria.html

www.comedonchisciotte.org/site/index.php

http://blog.libero.it/caratteri/

http://partitodelsud.blogspot.com/2008/11/1860-macche-garibaldi-la-sicilia-venne.html

http://laconquistadelse.forumcommunity.net/?t=48691507

http://www.agoravox.it/Mario-Monti-Bilderberg-ed-il-Nuovo.html

http://www.vatican.va/holy_father/leo_xiii/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_18840420_humanum-genus_it.html

http://amarelachiesa.blogspot.com/search/label/Monitor%20massoneria

http://www.radicicristiane.it/libro.php/id/84/Robert%20Benson/Il-padrone-del-mondo
www.disinformazione.it/il_grande_parassita.htm
http://www.disinformazione.it/onu_moneta_unica_mondiale.htm

http://riecho-economiaeliberta.blogspot.com/2011/12/quale-guerra-stiamo-combattendo.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Mobilit%C3%A0_(sociologia)

www.libertarianism.com

www.rothbard.it

http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_Bilderberg

http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_complotto

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/02/scie-chimiche.html

http://finance.yahoo.com/news/Low-rates-squeeze-savers-and-apf-3139420642.html?x=0

www.ricorsi-autovelox.com/pagine.php?n=sistema_giudiziario_1

www.lewrockwell.com/paul/paul334.html

http://www.agoravox.it/Per-il-bene-di-tutti-la-tassazione.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/le-coop-e-il-giochino-dellopa/186804/

http://www.rischiocalcolato.it/2011/11/giuliano-melani-italiani-fate-uno-sforzo-comprate-il-debito-dell%E2%80%99italia.html

http://cromwell.ilcannocchiale.it/2011/02/27/mario_draghi_e_i_tassi_di_inte.html

http://www.cartalibera.it/per-ripagare-senza-sacrifici-il-debito-pubblico-trasformiamo-l%E2%80%99italia-in-un-paradiso-fiscale-2290/

http://www.borsaplus.com/index.php/archives/2011/06/29/piu-tasse-sui-nostri-risparmi-no-grazie/

http://www.borsaplus.com/index.php/archives/2011/11/20/come-ripagare-il-debito-pubblico-trasformando-italia-in-paradiso-fiscal/

http://propertyandmarket.ilcannocchiale.it/2011/09/08/tea_party_federazione_liberist.html

http://propertyandmarket.ilcannocchiale.it/2011/11/04/continua_lattacco_dei_poteri_f.html

http://PropertyandMarket.ilcannocchiale.it/post/2694780.html

http://propertyandmarket.ilcannocchiale.it/2012/01/25/scusate_le_tasse_vi_abbiamo_in.html

http://propertyandmarket.ilcannocchiale.it/2011/11/11/la_patrimoniale_arricchisce_i.html

http://propertyandmarket.ilcannocchiale.it/2012/01/25/scusate_le_tasse_vi_abbiamo_in.html



FORZA, PERVICACIA E CONTINUITA’ DEL MALE

DALLA MALA UNITA’ ANTICRISTIANA DEL 1861 ALLE MANOVRE FISCALI MASSOSTATALISTE CONTRO IL POPOLO DEL 2011 – 2012

 

In un esorcismo che riporta Domenico Mondrone nel suo libro "A tu per tu col Maligno" (La Roccia,Roma ), satana gli dice:

 

"Non vedi che il suo regno (di Gesù) si sgretola e il mio si allarga giorno per giorno sulle rovine del suo? Provati a fare il bilancio tra i suoi seguaci e i miei, tra quelli che credono nelle sue verità e quelli che seguono le mie dottrine, tra quelli che osservano la sua legge e quelli che abbracciano le mie. Pensa soltanto al progresso che sto facendo per mezzo dell'ateismo militante, che è il rifiuto totale di Lui. Ancora poco tempo e il mondo cadrà in adorazione dinanzi a me. Sarà completamente mio. Pensa alle devastazioni che sto portando in mezzo a voi servendomi principalmente dei suoi ministri (la luce più è radiosa e più infastidisce Satana; non sono le lampadine spente dei poveri peccatori ad impensierirlo. Egli perciò si scatena contro i ministri di Dio! - n.d.a ). Ho scatenato nel suo gregge uno spirito di confusione e di rivolta che mai finora ero riuscito di ottenere. Avete quel vostro pecoraro vestito di bianco che tutti i giorni chiacchiera, grida, blatera. Ma chi lo ascolta? Io ho tutto il mondo che ascolta i miei messaggi e li applaude e li segue. Ho tutto dalla mia parte. Ho le cattedre con le quali ho dato scacco alla vostra filosofia. Ho con me la politica che vi disgrega. Ho l'odio di classe che vi dilacera. Ho gli interessi terreni, l'ideale di un paradiso di terra che vi accanisce gli uni contro gli altri. Vi ho messo in corpo una sete di denaro e di piaceri che vi fa impazzire e vi sta riducendo in un'accozzaglia di assassini. Ho scatenato in mezzo a voi una sessualità che sta facendo di voi una sterminata mandria di porci. Ho la droga che presto farà di voi una massa di miserabili larve di folli e di moribondi. Vi ho portati ad ottenere il divorzio per sgretolare le famiglie. Vi ho portati a praticare l'aborto con cui fate stragi di uomini prima che nascano. Tutto quello che può rovinarvi non lo lasco intentato, e ottengo ciò che voglio: ingiustizie a tutti i livelli per tenervi in continuo stato di esasperazione; guerre a catena che devastano tutto e vi portano al macello come pecore; e insieme a questo la disperazione di non potersi liberare dalle sciagure con le quali devo portarvi alla distruzione. Conosco fin dove arriva la stupidità degli uomini, e la sfrutto fino in fondo. Alla redenzione di quello che si è fatto ammazzare per voi bestie ho sostituito quella di governanti massacratori, e voi vi buttate al loro seguito come stupidissime pecore. Con le mie promesse di cose che non avrete mai sono riuscito ad accecarvi, a farvi perdere la testa, fino a portarvi facilmente dove voglio. Ricorda che io vi odio infinitamente, come odio Colui che vi ha creati". Poi aggiunse: "In un secondo momento mi lavorerò uno per uno i parroci rispetto al loro pastore. Oggi il concetto di autorità con funziona più come una volta. Sono riuscito a dargli uno scossone irreparabile. Il mito dell'ubbidienza sta tramontando. Per questa via la Chiesa sarà portata alla polverizzazione. Intanto vado avanti con la decimazione continua dei preti, dei frati e delle suore, fino ad arrivare allo spopolamento totale dei seminari e dei conventi; tolti di mezzo i Suoi "operai della Vigna", subentreranno i miei e avranno via libera nel loro lavoro definitivo". Quindi rivelò:

 

   1. Quali sono i suoi migliori collaboratori: "A me preme incrementare il numero dei preti che passano dalla mia parte. Sono i migliori collaboratori del mio regno. Molti o non dicono più messe o non credono a ciò che fanno sull'altare. Molti di essi li ho attirati nei miei templi, al servizio dei miei altari, a celebrare le mie messe. Vedessi che meravigliose liturgie ho saputo imporre loro a sfregio di quelle che celebrate nelle vostre chiese. Le mie messe nere".

   2. Quali sono i suoi più grandi nemici: "Quelli legati alla Sua amicizia, quelli che Egli riesce a conservare sempre suoi. Quelli che lavorano e si consumano per i suoi interessi che zelano la sua gloria. Un malato che per gli amici soffre e si offre per gli altri. Un prete che si conservi fedele, che preghi molto, che non si sia mai fatto contaminare, che si serve della messa, di quella tremenda maledettissima messa, per farci un male immenso e strapparci una moltitudine di anime. Questi sono per noi gli esseri più odiosi, quelli che maggiormente pregiudicano gli affari del nostro regno".

   3. Infine satana, mostrandogli una folla sterminata di giovani in una piazza di città gli disse: "Guarda, guarda che spettacolo meraviglioso!... E' tutta gioventù passata dalla mia parte. E' gioventù mia. Molta l'ho irretita con la lussuria, con la droga, con lo spirito del materialismo ateo. Quasi tutti sono venuti sù senza i soliti sciacqui battesimali. Questi giovani sono passati attraverso scuole programmate su ateismo sindacale. Lì hanno imparato che non è stato quello di lassù a creare l'uomo. Ora sono agguerriti a una lotta attiva contro di lui, che resiste a scomparire. Ma scomaprirà. E' fatale! Questi miei giovani hanno imparato a disfarsi di tutte le cosiddette verità eterne. Per essi esiste solo il mondo materiale e sensibile. E' stato un gigantesco lavaggio al cervello, e ci serviremo di questo per tutti coloro che osassero ancora tenersi aggrappati alle vecchie credenze. Egli deve scomparire in modo assoluto dalla faccia della terra. Presto verrà il giorno che neppure il suo nome verrà più ricordato. Le poche cose di resistenza che non riusciremo ad eliminare con la nostra filosofia, le annienteremo col terrore. Ci sono per i resti decine e decine di lager dove li manderemo a marcire. Così per tutti i paesi della terra. Uno dopo l'altro devono cadere ai miei piedi, abbracciare il mio culto, riconoscere che l'unico signore del mondo sono io..."

   4. In una seduta medianica: "Io copro di rovine il mondo, lo inondo di sangue e di lacrime; io deformo ciò che è bello, rendo sordido ciò che è puro, abbatto ciò che è grande; faccio tutto il male che posso e vorrei poterlo aumentare fino all'infinito. Io sono tutto odio, niente altro che odio. Se conosceste la profondità, l'altezza e la larghezza di quest'odio, avreste un'intelligenza più vasta di tutte le intelligenze che vi furono fin dal principio del mondo, anche se queste intelligenze fossero riunite in una sola. E quanto più odio, tanto più soffro, ma il mio odio e le mie sofferenze sono immortali come me, perché io non posso non odiare, come non posso non vivere sempre. Ciò che accresce in me questa sofferenza, ciò che moltiplica questo odio è il pensare che io sono stato vinto, che odio inutilmente e che faccio tanto male inutilmente. Ma che dico, inutilmente? No! Una gioia l'ho, se posso chiamarla tale; è l'unica gioia che io abbia; quella di uccidere le anime per le quali Egli ha versato il Suo sangue, per le quali è morto, risorto e salito in cielo. Ah, si! Io rendo vana la sua incarnazione, la sua morte; le rendo vane queste cose per le anime che uccido. Capite? UCCIDERE UN'ANIMA!!! Egli l'ha creata a Sua immagine, l'ha amata di un amore infinito, per lei fu crocifisso. Ma io quest'anima gliela prendo, gliela rubo, la uccido e la perdo con me. Io quest'anima non la amo, ma l'odio sommamente; eppure essa mi ha preferito a Lui. Come mai io dico queste cose? Vi potreste convertire, anche voi! Potreste scapparmi! Eppure debbo dirle queste cose, perché Egli mi costringe. Volete sapere quanto io soffro e quanto odio? Io sono capace di odio e di dolore nella stessa misura con cui ero capace di amore e di felicità. Io, Lucifero, son divenuto satana, l'avversario. In questo momento io ho tutta la terra nel mio pensiero, tutti i popoli, tutti i governi, tutte le leggi. Ebbene, io tengo la direzione di tutto il male che si prepara. E, dopo tutto, quale vantaggio me ne viene? Io sono stato vinto già prima! Tuttavia qualche vantaggio l'ho ricavato; io gli uccido delle anime, delle anime immortali, delle anime che Egli ha pagato sul Calvario" ( J.Daniel, Lucifero smascherato, EP).

Da: http://www.mariadinazareth.it/inferno%20libro%20a%20tu%20per%20tu....htm

 

Un principio base della strategia millenaria massosatanista di asservimento del mondo è lo sfruttare i sette vizi capitali in chi ne è afflitto, e l’instillarli in chi ne è  libero, per rendere servi individui e famiglie.

(“Figlio di fessi e fesso tu stesso

fesso e servo ti faccio rimanere

a te e alla tua famiglia di servi fessi

servi per l’eternità”)

 

I sette vizi capitali sono:

    * Superbia  (desiderio irrefrenabile di essere superiori, fino al disprezzo delle regole naturali innate di rispetto altrui).

    * Avarizia (desiderio irrefrenabile dei beni temporali, visti come parti essenziali del sé, della propria identità, contro gli altri).

    * Lussuria (desiderio irrefrenabile del piacere sessuale fine a se stesso, considerando l’altro un oggetto di divertimento e/o di violenza).

    * Invidia (astio e tristezza per le capacità, i meriti, il bene altrui, percepiti come male proprio).

    * Gola (abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola, e non solo).

    * Ira (perdita di controllo su se stessi, irrefrenabile desiderio di risolvere i conflitti con la prevaricazione e la violenza).

    * Accidia (torpore malinconico, passività imbelle di fronte al male, inerzia nel vivere e nel compiere opere di bene).

 

Filippo Matteucci

Tea Party Federazione Liberista (Founder)

http://www.facebook.com/groups?%2F104254476309818%2F#!/groups/104254476309818/






25 gennaio 2012

SE NON TI OCCUPI DI POLITICA LA POLITICA SI OCCUPERA’ DI TE. - T.P. FEDERAZIONE LIBERISTA


SE NON TI OCCUPI DI POLITICA LA POLITICA SI OCCUPERA’ DI TE.  - T.P. FEDERAZIONE LIBERISTA  

Se non ti occupi di politica la politica si occupera’ di te, dei tuoi redditi, dei tuoi beni, della tua famiglia, dei tuoi figli, della tua mente, della tua salute.    

Noi crediamo che il superamento della contrapposizione tra destra e sinistra, obsoleta, inutile e ingannevole per il popolo, sia un nuovo liberismo marcatamente privatista, regolato tramite forme evolute di democrazia diretta.   

Noi siamo il Tea Party Federazione Liberista. Da non confondere col Tea Party Italia. Rispetto al Tea Party Italia non siamo né amici né nemici, siamo semplicemente un’altra cosa, ben diversa. Crediamo che la gente comune debba essere avvicinata alla politica, invitata e indotta a fare politica con liberalismo e cortesia, e non allontanata dalla politica da scagnozzi e tirapiedi delle famiglie padrone, da odiosi atteggiamenti di sufficienza e irrisione. Il cittadino, il lavoratore DEVE , nel suo interesse, occuparsi di politica, perché se lascia la politica in mano alle famiglie padrone e ai loro lacchè fa il loro gioco, costoro lo proletarizzeranno tramite tasse, inflazione, debito pubblico, spesa pubblica pilotata. Per questo crediamo che i movimenti politici non debbano essere preconfezionati dai poteri forti, calati dall’alto come una cappa che imprigioni e inganni le menti dei cittadini canalizzando la protesta nel nulla, ma debbano invece nascere spontaneamente dalla base, come i no tav o i comitati antimovida dei residenti, ed essere ispirati da chi da anni si batte contro questo regime lavacervelli, tiranno, predone e oppressore. Occorre far capire anche a coloro col cervello lavato dalla propaganda “di sinistra” dei poteri forti, che nella vita le uniche tutele che hai contro le famiglie padrone che vogliono proletarizzarti e mantenerti servo sono la tua salute, la tua famiglia, la tua proprietà privata, il tuo clan parentale, la tua rete di vere amicizie, la tua comunità locale. Tutto il resto è contro di te, in primo luogo lo stato.

Non ci interessa essere “ufficiali”, riconosciuti da qualche mass media di regime o da qualche potere forte: l’ostracismo, l’irrisione o la non considerazione da parte dell’odioso e odiato establishment massostatalista e antipopolare ci rafforzano certificandoci come autentici mille volte di più di qualsiasi hosting da parte di di soggetti inautentici e fregapopoplo.

Ci interessano poco le contingenze politiche del momento. Non ci interessano personalismi, arrivismi e carrierismi. Non ci interessa fare i portaborse, i leccapiedi del politico di turno. I nostri scritti, i nostri interventi, le nostre conferenze dimostrano che siamo liberisti da decenni, dalla nascita, da sempre, non pischelli antipatici e arroganti che sognano la carriera politica. Non ci interessano prebende e poltrone.

LA NOSTRA E’ PRIMA DI TUTTO UNA BATTAGLIA CULTURALE.

I nostri grandi maestri sono noti: Margaret Thatcher, Ronald Reagan, H. H. Hoppe, Von Hayek, Von Mises, Rothbard, Jesus Huerta De Soto, Arthur Laffer, Milton Friedman, ma anche Giacinto Auriti, Papa Leone XIII, Ghandi, i Classici del Liberismo da Bastiat a Smith, da Ricardo a Menger. Valutiamo, con i dovuti distinguo ma anche con estremo interesse, gli scritti di Fisiocratici e Mercantilisti, di Gianfranco Miglio, e di tutti i contemporanei ( Maurizio Blondet, Paolo Franceschetti, Edoardo Longo, solo per citarne alcuni ) che si battono per la libertà degli individui, delle famiglie, delle comunità locali contro lo statalismo mondialista, la dottrina delle famiglie padrone dei poteri forti. E non c’importa se questi autori vengono considerati “di destra” o “di sinistra”. Non abbiamo pregiudizi e preclusioni, e siamo pronti a collaborare con chiunque, fosse anche il più stalinista dei comunisti, il più nazista dei fascisti, il più tradizionalista dei cattolici, il più integralista degli islamici, il più anarchico degli antistatalisti, si sta battendo contro questo regime mondialista che vuol asservire popoli e famiglie ai suoi maligni e predatori disegni. Questo perché abbiamo il massimo rispetto di tutte le opinioni altrui; non abbiamo nessun rispetto né timore reverenziale verso i tiranni e i predoni, né tanto meno verso i loro tirapiedi, specie quando costoro recitano, per ingannare il popolo, quel ruolo di liberisti che spetta a noi in primis.

E il popolo sa giudicare: un popolo informato saprà capire chi è in buona fede, chi si batte per il Bene e chi per il male.


T.P. Federazione Liberista  -  Filippo Matteucci (Founder)

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http://PropertyandMarket.ilcannocchiale.it/post/2694780.html

http://www.hanshoppe.com/wp-content/uploads/publications/Federalismo_Liberta.pdf

http://propertyandmarket.ilcannocchiale.it/2011/11/11/la_patrimoniale_arricchisce_i.html

http://finance.yahoo.com/news/Low-rates-squeeze-savers-and-apf-3139420642.html?x=0

http://www.borsaplus.com/index.php/archives/2011/06/29/piu-tasse-sui-nostri-risparmi-no-grazie/

www.ricorsi-autovelox.com/pagine.php?n=sistema_giudiziario_1

http://www.hanshoppe.com/wp-content/uploads/publications/trans/hoppe_natural-elites-italian.pdf

http://www.filosofiapolitica.net/showArticle.asp?ID=03-02-09-Hoppe&IDArea=2&dateReview=03-02-2009&typeMenu=0&showMenu=true

http://riecho-economiaeliberta.blogspot.com/2011/12/quale-guerra-stiamo-combattendo.html

http://www.cartalibera.it/per-ripagare-senza-sacrifici-il-debito-pubblico-trasformiamo-l%E2%80%99italia-in-un-paradiso-fiscale-2290/




27 febbraio 2011

MARIO DRAGHI E I TASSI DI INTERESSE

Il Governatore della Banca d’Italia Draghi ha intelligentemente riconosciuto che i bassissimi tassi di interesse, i più bassi da almeno due secoli, non hanno avuto alcun effetto benefico sull'economia e sulla ripresa.

Cito testualmente dal suo ultimo intervento al 17° Congresso AIAF - ASSIOM FOREX, visibile per intero qui:

http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2011/forex-26022011/Draghi_260211.pdf  :

 

“D’altronde,  tassi  reali  a  breve  termine  ampiamente  negativi,  come  quelli osservati negli ultimi due anni, non sono stati sufficienti a rialzare le prospettive di crescita delle economie meno dinamiche.”

“Nei primi nove mesi dello scorso anno gli utili dei cinque maggiori gruppi [bancari italiani] si sono ridotti dell’8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009; il rendimento del capitale e delle riserve, espresso su base annua, è sceso sotto il 4 per cento. Il margine d’interesse è sceso in due anni dal 2,0 allo 0,9 per cento del totale dell’attivo, a causa del  rallentamento  dei  volumi  intermediati  e  del  calo  del  mark-down  sui  depositi  a vista  determinato  dal  basso  livello  dei  tassi  d’interesse.”

“A beneficio della crescita di tutta l’economia andrebbe un assetto normativo ispirato, pragmaticamente,  all’efficienza  del  sistema.  Se  la  legislazione  non  è trasparente, di  qualità, stabile, se gli oneri amministrativi non sono proporzionati alle  attività  che  si  devono  regolare,  l’economia  alla  lunga  declina.”

 

 

Da anni io sostengo che abbassare il tasso di interesse non porta alcun vantaggio per le economie avanzate, anzi troppo spesso arreca danni seri e irreparabili sia al sistema economico sia al tessuto sociale.

 

Ricordo questo mio articolo di quasi sei anni fa, pubblicato su Società Libera del 29 Settembre 2005, qui:

http://www.societalibera.org/it/documdi/documdi_20050929_matteucci.html

che posto qui sotto per comodità del lettore.

 

Forse qualcuno troppo abituato a giocare con formulette econometriche avrebbe tratto beneficio da una sua lettura, magari attenta e seguita da una responsabile riflessione...

 

“Effetti della manovra sul tasso di interesse

 

Col presente articolo intendo svolgere alcune considerazioni, assolutamente non sistematiche, sulle conseguenze delle manovre sul costo del denaro, considerazioni che si inquadrano tuttavia nella critica ai fautori di un’economia di carta; mi riferisco con tale locuzione agli epigoni delle antiliberiste scuole keynesiane o neokeynesiane, a coloro che sognano di poter creare ricchezza dal nulla, ricorrendo alla spesa pubblica, al debito pubblico, a interventi e interferenze di uno stato onnipresente su variabili economiche non reali ma meramente contabili o monetarie.

 

Gli effetti di una manovra, al rialzo o al ribasso, sui tassi di interesse (1) ricadono principalmente su due grandezze macroeconomiche: il tasso di cambio della valuta nazionale e la domanda interna. Tralascio per brevità altri effetti secondari.

 

Per quel che concerne gli effetti sul tasso di cambio, è ovvio che maggiori rendimenti del denaro imprestato e, di conseguenza, maggiori rendimenti dei titoli di stato (2) attraggono capitali esteri. La maggiore domanda di bond da parte di soggetti esteri, porta a una maggiore domanda estera della valuta in cui quei bond sono emessi, provocando un rialzo del tasso a cui quella moneta è scambiata con altre valute. Una diminuzione del costo del denaro ha naturalmente effetti inversi.

Contestazioni radicali vanno invece avanzate contro le supposizioni dell’ortodossia statalista sugli ulteriori effetti che il rafforzamento o il deprezzamento di una valuta nei confronti delle altre ha sul prodotto interno e sul reddito. Cominciamo col fare dei distinguo basati sul tipo di economie prese in considerazione. Paesi che producono merci di fascia bassa, tecnologicamente mature od obsolete, di bassa qualità, si affannano ad alimentare le loro esportazioni con svalutazioni competitive della loro moneta. Le altre nazioni che importano tali beni sono così invogliate all’acquisto dal fatto di pagare poco, con le loro monete più forti, tali merci. Una moneta nazionale svalutata fa sì, perciò, che i prodotti di quel paese costino di meno all’estero, e si vendano di più. La diminuzione del costo del denaro e la conseguente svalutazione della moneta possono quindi costituire una strategia percorribile per i paesi che esportano prodotti ad alto contenuto di lavoro e di materie prime nazionali, soprattutto se tali paesi sono ai primordi dello sviluppo economico, sempre tuttavia a non voler considerare il depauperamento delle risorse interne e la sottoremunerazione dei lavoratori che a tale strategia conseguono.

Ben diverso è il discorso per le economie di trasformazione, che esportano cioè prodotti ad alto contenuto di materie prime importate. In tali paesi, le svalutazioni competitive della moneta comportano momentanei e illusori miglioramenti della bilancia commerciale (3), della domanda estera e del prodotto interno, miglioramenti che svaniscono come fumo non appena le imprese devono ricostituire le loro scorte di materie prime riacquistandole all’estero a prezzi resi più cari dalla svalutazione della moneta con cui comprano (4). Gli effetti della spirale inflazionistica che tale manovra provoca sui prezzi sia interni che esteri dei beni prodotti in tali paesi sono una realtà storicamente e tristemente più che provata: ne sa qualcosa l’Italia. Ma la svalutazione competitiva ben si addice alle economie di carta perseguite dagli economisti neokeynesiani, le cui teorie vorrebbero sostituire, come causa di incremento delle esportazioni, un effetto da illusionisti, il momentaneo calo dei prezzi all’estero dei prodotti da esportare indotto dalla svalutazione della moneta, a un fattore concreto e reale, la qualità e la competitività tecnologica dei prodotti nazionali. Una delle riprove storiche di quanto affermo è rinvenibile nella Germania dell’epoca di Kohl: il marco tedesco era la moneta forte mondiale, quasi un bene rifugio, i prodotti tedeschi all’estero erano nettamente più cari di quelli dei paesi esportatori concorrenti, eppure la Germania esportava a spron battuto, perché i suoi prodotti erano tra i migliori, e gli acquirenti di tutto il mondo li richiedevano (5).

Sintetizzando, e riferendomi alle sole economie avanzate di trasformazione, esporta quel sistema – paese che produce beni di qualità migliore e riesce così a conquistare la fiducia dei consumatori, interni ed esteri; e non quel sistema – paese che, ricorrendo a forzate diminuzioni del costo del denaro e conseguenti svalutazioni competitive, affossa la propria moneta distruggendo la ricchezza liquida dei propri cittadini (6). Inutile ricordare che l’intera area dell’euro è un’economia avanzata di trasformazione.

 

Veniamo agli effetti sulla domanda interna, anch’essa componente del prodotto interno e del reddito, al pari di quella estera. I teorici statalisti e antiliberisti delle economie di carta sostengono che la diminuzione del costo del denaro invoglierebbe gli imprenditori a investire, potendo questi ultimi prestarsi soldi dal sistema finanziario e creditizio a un tasso inferiore. La spesa per investimenti così generata avrebbe un effetto moltiplicatore su tutto il sistema economico, creando prodotto interno e reddito nazionale. Ugualmente, i consumatori sarebbero indotti a risparmiare di meno, visto il minor rendimento dei loro risparmi, e a spendere di più, magari comprando a rate quando i risparmi non ci sono. Tale aumento dei consumi incrementerebbe a sua volta la domanda interna. A fronte di tali ottimistiche aspettative c’è la realtà di megasistemi economici, quali l’area dell’euro e il Giappone, con tassi reali di interesse negativi (7) ed economie in stagnazione da anni. Come mai in tali aree economiche la domanda, gli investimenti, i consumi non ripartono? A questi tassi di interesse, i più bassi del secolo, queste economie avrebbero dovuto schizzare in alto come uno Shuttle dalla sua rampa di lancio. Invece gli unici fenomeni economici che si riscontrano in tali aree, oltre alla stagnazione, sono una bolla speculativa immobiliare e una perdita del potere di acquisto delle famiglie, con difficoltà per le stesse ad arrivare alla fine del mese.

Eppure la risposta a tale apparente stranezza è evidente, e non la si vede solo se non la si vuol vedere: le possibilità economiche delle famiglie sono decimate dal calo dei rendimenti dei loro risparmi e dall’aumento dei costi per le abitazioni. Le famiglie si tengono ancora più stretti i loro risparmi, non consumano, non domandano i prodotti che le imprese offrono. Gli imprenditori di conseguenza non investono: poco importa se a me imprenditore la banca presta a poco i soldi per ampliare la mia impresa e produrre di più, quando non avrei nessuno disposto a comprare questo surplus aggiuntivo di prodotti. E quindi la domanda interna non cresce. Cresce invece a dismisura il prezzo degli immobili, perché, visto il rendimento reale negativo di depositi e obbligazioni, la gente investe i propri risparmi nel mattone. E chi non ha risparmi è comunque invogliato dal bassissimo costo dei mutui ad acquistare anch’egli immobili, prestandosi il denaro necessario. Gli immobili sono infatti un investimento sicuro, visto che la pressione degli immigrati extracomunitari tiene su la domanda di case, in proprietà o in affitto, e impedisce odierne e future diminuzioni del loro prezzo.

E’ quindi ora evidente ciò che voglio sostenere: nei paesi avanzati, ricchi, dove i residenti sono possessori di piccole e grandi ricchezze mobiliari, il rendimento del denaro, dei risparmi, prima di essere un costo per le imprese indebitate, è una componente basilare, sia in senso materiale che psicologico, del reddito delle famiglie. Una diminuzione del rendimento del denaro produce una flessione dei consumi, a mio avviso ben più pesante dell’altra conseguenza, peraltro estremamente teorica, di tale diminuzione, e cioè l’aumento degli investimenti delle imprese.

Sottolineo che analogo effetto depressivo sui consumi delle famiglie, e di conseguenza sull’intera economia, ha un aumento della tassazione sui redditi finanziari, incidendo anch’essa sulle possibilità di reddito e di spesa delle famiglie. L’erario di stati con un elevato debito pubblico, come l’Italia, beneficia sì, in caso di bassi tassi di interesse, di un minor esborso di spesa per interessi sul debito, ma a tutto svantaggio delle tasche dei cittadini risparmiatori, che hanno prestato quei soldi allo stato investendo in BOT, CCT e BTP; l’effetto è lo stesso di una maggiore tassazione proprio sui risparmi.

 

Non sono certo questi giochi (8) su variabili monetarie e contabili, su tassi e tasse, sull’ultima bidonata da rifilare a investitori e risparmiatori che salveranno l’Europa dall’attuale decadenza. Penso invece che il problema sia un problema di qualità. Qualità di certa imprenditoria, troppo abituata a sussidi di stato, bassa tassazione effettiva sui redditi d’impresa, frequente ricorso al nero (9). Qualità della classe dominante, dei c.d. “poteri forti” assistiti (10), delle famiglie dominanti, più use allo sfruttamento del resto del paese (11) che ad acquisire capacità, meriti, successi sul campo e virtù. Qualità dell’apparato amministrativo, elefantiaco generatore di debito pubblico, di sprechi incontrollati, causa di prelievo fiscale eccessivo, clientelare datore di lavoro di milioni di dipendenti pubblici scarsamente produttivi. Qualità dei lavoratori, poco inclini a riqualificare le loro labour skills e i loro stili di vita, come la competizione globale richiederebbe.

In Italia, in particolare, troppa gente vuol vivere sulle spalle degli altri, in modo lecito o illecito, pretendendo il ricorso alla tassazione o al pizzo. Ovvio che in un tale scenario non edificante, chi può cominci a guardarsi intorno: il mondo è vasto, e altri paesi possono offrire qualità di vita, sicurezza, tranquillità (anche fiscale) ben maggiori.

 

 

 

Note:

 

(1) Il tasso di interesse altro non è che il costo del denaro per chi si indebita, e il rendimento dei soldi dati in mutuo per chi li presta.

(2)  I titoli di stato sono titoli rappresentativi di soldi prestati allo stato.

(3)  Ma con movimenti di capitali in fuga verso l’estero.

(4) Non rientrano invece i capitali fuggiti all’estero: i capitali hanno una memoria da elefante e, una volta scottati da svalutazioni e tassazioni, difficilmente ritornano da chi li ha traditi.

(5)  Ovviamente, il riferimento a Kohl astrae completamente dal colore politico dell’allora cancelliere tedesco. Oggi, in Europa, non è rilevante il credo politico professato dagli amministratori pubblici. Occorre invece capire quali diverse alleanze (o cosche, come le chiama Briatore) tra famiglie padrone di multinazionali o di grandi imprese finanzino e diano ordini a questo o a quel politico. E per saperlo basta informarsi sullo yacht di chi il tale ministro ha passato le ferie. Il tutto detto senza alcuna ironia.

(6)  E’ singolare e indicativo che i mass media vogliano farci credere che tali svalutazioni vengono effettuate non solo a favore degli imprenditori ma anche e soprattutto a favore dei lavoratori, quando in realtà sono proprio i risparmi e il potere d’acquisto dei lavoratori e degli anziani che vengono distrutti e mandati in fumo dall’inflazione che ne consegue.

(7) Tasso reale negativo vuol dire che chi presta soldi ha un rendimento inferiore all’inflazione, cioè alla perdita di potere d’acquisto dei soldi prestati, e quindi sta rimettendoci. Sta anche pagando una tassa allo stato, visto che l’inflazione è di fatto una tassa. Naturalmente mi riferisco all’inflazione reale, non ai dati dell’ISTAT, cui non crede più nessuno.

(8)  Giochi i cui registi sono sclerotici e ben conosciuti “poteri forti”, miranti come sempre solo ai loro momentanei interessi, a scapito degli altri cittadini.

(9) Occorre distinguere: la qualità la troviamo nella piccola e media impresa, non nella grande impresa assistita, usa com’è quest’ultima a fare e disfare i governi e a ripianare i bilanci in rosso coi soldi dei contribuenti. D’altra parte, proprio quelli che hanno fatto fortuna sfruttando il lavoro sommerso per fabbricare i loro prodotti a bassa tecnologia, senza mai pagare una lira di tasse, oggi, uscendo in yacht dal guscio delle loro province, si ergono a moralizzatori del sistema e a tartassatori di risparmiatori e investitori.

(10)  Poteri forti la cui esistenza viene affannosamente negata proprio da quei partiti, di vari ed opposti colori politici, da tali poteri oggi finanziati; poteri forti a cui fa profitto controllare non i mercati ma gli stati; poteri forti a cui fa paura non la piazza o il sindacato ma solo la più sfrenata libera concorrenza.

(11)  Vedasi le recenti pretese di aumentare la tassazione sui risparmi degli altri cittadini.”

 

 

Chi volesse approfondire ulteriormente l'argomento può leggersi il mio "Principi di economia privatista" qui:

http://www.finanzaediritto.it/articoli/principi-di-economia-privatista-4096.html

 

Il Cavaliere Premier farebbe meglio a contornarsi di validi e pragmatici economisti, invece che di equivoche e inutili ballerinette.

 

 

Avv. Filippo Matteucci

Economista liberista

 

 

 

 




3 marzo 2008

Inflazione e potere

 

INFLAZIONE E POTERE

Il potere viene esercitato dal dominante sul dominato e consiste nella possibilità per il dominante di imporre al dominato prestazioni fisiche e/o prestazioni patrimoniali. Le prestazioni fisiche possono andare dalla mera schiavizzazione alle antiche corvé medioevali, dal servizio militare al lavoro dipendente sottopagato di oggi. Le prestazioni patrimoniali tipiche sono la tassazione, il pizzo, l'inflazione. Entrambe le tipologie di imposizione costringono il dominato a destinare parte delle risorse della sua vita, soprattutto tempo ed energie, a vantaggio di un estraneo. Per detenere il potere il dominante deve ideare e porre in essere forme di controllo sul dominato, e queste forme di controllo possono concretizzarsi ed essere organizzate in apparati, anche, ma non solo, statuali.

L'inflazione è il più pesante e il più subdolo tributo che le famiglie dominanti possono imporre ai cittadini. Durante l'era monarchica vi è una moneta - merce, con un valore intrinseco dato dalla preziosità del metallo di cui è composta, per lo più oro e argento, e quindi largamente sottratta al controllo governativo: in tale condizione, il livello dei prezzi viene generalmente calando e il potere d'acquisto aumentando, salvo che nei periodi di guerra o di scoperta di nuovi giacimenti dei detti metalli. La ricchezza mobiliare dei cittadini, il valore dei loro risparmi, vengono quindi tutelati e preservati. Dopo la prima guerra mondiale e fino ai giorni nostri, in era di repubbliche formalmente democratiche, con l'imposizione del corso forzoso della moneta cartacea, stampabile praticamente a costo zero e priva di valore intrinseco, e col concomitante progressivo abbandono del gold standard, cioè della convertibilità in oro della cartamoneta, gli indici dei prezzi moltiplicano paurosamente i loro valori, bruciando i risparmi della gente a tutto vantaggio degli stati e delle famiglie di dominanti che traggono la loro ricchezza dall’uso strumentale, a loro favore, dello stato e della spesa pubblica. Di fatto, l’inflazione è stata negli scorsi decenni e continua ad essere ancor più oggi lo strumento di una gigantesca depredazione dei patrimoni di chi non è al potere.

L'inflazione non è solo uno dei principali indici e strumenti di sfruttamento; essa è anche strumento di blocco della mobilità verticale tra le classi e di eliminazione di potenziali e competitivi concorrenti. Sotto il profilo economico, sia il diritto positivo, con il prescrivere contro la natura del mercato la burocratizzazione del mercato medesimo e la scomparsa della libera concorrenza, sia la tassazione, ovvero l'assoggettamento al tributo, sia infine il controllo sull'emissione della moneta e la conseguente voluta inflazione, permettono ai dominanti di stroncare sul nascere l'accumulazione di ricchezze da parte di famiglie concorrenti. Viene così impedita la costruzione di patrimoni a quelle élites che, in assenza di tali vessazioni, sarebbero emerse naturalmente per i loro meriti e le loro capacità, probabilmente ben maggiori di quelli dei dominanti stessi.

Occorre quindi finalmente svelare e denunciare il formalismo dell’economia keynesiana, l’economia del clientelare e parassitario tassa e spendi, della socializzazione dei costi del consenso, l’economia di carta dei contabili, degli esattori, dei ragionieri di regime. Il keynesianesimo è la trasposizione nel campo delle scienze economiche dell’orientamento al presente che caratterizza le tirannie oligarchiche travestite da democrazie formali delegate.

Non esagero nell’affermare che, dopo il comunismo, il keynesianesimo è stata la più grande sventura dell’umanità nel secolo scorso. Mi si potrà opporre che il nazismo ha sterminato milioni di innocenti. Con piena convinzione rispondo che il keynesianesimo e le sue politiche di welfare hanno tolto la voglia e la gioia di vivere, di mettere su famiglia, di fare figli, di fondare un’impresa familiare e una dinastia a miliardi di esseri umani, riducendoli a schiavi consumatori.

Dopo Keynes la scienza economica è divenuta una scienza formale, mistificante, inducente all’errore, asservita alle dinastie esistenti e al mantenimento di queste ultime al potere, alla conservazione dello status quo. L’architettura keynesiana sia della scienza economica sia dei sistemi economici è stata ufficializzata, accademizzata, assurta al rango di principio scientifico, e adottata perfino dai suoi detrattori, venendo così a costituire una sorta di trappola mentale, di blindatura del pensiero ossequiente. Eppure nulla è più contrario alla realtà della fondamentale equazione keynesiana ricchezza uguale reddito. Ma l’economia vera, sostanziale, è una scienza riservata alla nobilitas naturalis di cui parla Hoppe, a quegli individui e a quelle famiglie che ogni giorno combattono liberamente sul mercato. Proprietà privata e libero mercato sono ragioni di vita che trascendono le possibilità e le stesse esistenze di esattori, contabili e ragionieri, più o meno prezzolati, certo improduttivi.*

Avv. Filippo Matteucci

* Chi volesse leggere l’intero saggio “Proprietà privata e proprietà pubblica dello stato in Hans-Hermann Hoppe” lo trova pubblicato qui:

http://www.ladestranews.it/cultura/propriet-privata-e-propriet-pubblica-dello-stato-in-hans-hermann-hoppe.html




12 gennaio 2008

PERCHE’ NON AUMENTARE LA TASSAZIONE SULLE RENDITE FINANZIARIE

 

PERCHE’ NON AUMENTARE LA TASSAZIONE SULLE RENDITE FINANZIARIE

(Spiegazione per coloro che, in buona fede, hanno occhi, orecchi e cervello foderati di mortadella prodiana [*] )

Consideriamo la seguente ipotesi. Ho 10.000 euro di sudati risparmi, ci compro un BOT che mi rende il 4% annuo lordo, ovvero 400 euro. L’inflazione, cioè la perdita di valore, di potere d’acquisto dei miei risparmi causata dall’aumento dei prezzi, è anch’essa del 4% all’anno. Quindi i miei risparmi si svalutano di 400 euro ogni anno. Calcoliamo:

400 euro di rendimento meno 400 euro d’inflazione uguale 0.

L’inflazione è una tassa, anzi, è il più pesante e subdolo tributo che lo stato ci impone, quindi il mio rendimento di 400 euro mi è già stato tutto mangiato dall’inflation tax.

Ma non basta: su tutti i 400 euro di rendimento lordo nominale devo pagare allo stato anche l’imposta sostitutiva, oggi del 12,5%, proprio quell’imposta che vogliono ora quasi raddoppiare portandola al 20%. Calcolandola ancora al 12,5% è: 400*12,5/100= 50 euro.

Quindi, partendo dai 10.000 euro di risparmi iniziali e considerando il loro reale potere d'acquisto:

400 euro di rendimento - 400 euro d’inflation tax - 50 euro di imposta sostitutiva = - (meno!) 50 euro.

La mia inaudita “rendita” finanziaria da ricco speculatore è negativa, ci ho rimesso 50 euro regalando ben 450 euro allo stato.

Ma tutti sappiamo che l’inflazione reale è ben superiore al 4% ufficiale, siamo in realtà oltre il 10% annuo. Divertitevi voi a conteggiare la mia inaudita rendita calcolando l’inflazione reale…

Non sono stato chiaro? Allora consideriamo questa seconda ipotesi.

Dieci anni fa, nel 1998, con 150.000 euro ci compravo un bell’appartamento semicentrale. Non l’ho comprato e ho investito in BOT e fondi a basso rischio. Coi rendimenti ottenuti (al netto dell’imposta sostitutiva pagata su di essi) in dieci anni sono arrivato a 200.000 euro. Oggi ho bisogno di comprarmi un appartamento: guardo il mercato degli immobili e vedo che con i miei 200.000 euro ci compro sì e no un bilocale in periferia.

Domando: passando, grazie ai rendimenti nominali, in dieci anni, dai 150.000 euro del 1998 ai 200.000 euro di oggi, mi sono arricchito o mi sono impoverito?

I 50.000 euro di rendita netta decennale mi hanno compensato della svalutazione dei miei risparmi causata dall’inflation tax? Ovviamente NO.

Per comprare quel bell’appartamento semicentrale che nel 1998 mi costava tutti i miei 150.000 euro oggi mi occorrono 300.000 euro (che non ho).

Facendo due conti:

150.000 euro di costo nel 1998 (e di risparmi iniziali) + 50.000 euro di rendita netta decennale - 300.000 euro di costo attuale = - (meno!) 100.000 euro.

Oltre all’imposta sostitutiva pagata nel decennio, ho regalato altri 100.000 euro di inflation tax allo stato, e mi sono drasticamente impoverito.

Devo pagare ulteriori tasse?

Volete raddoppiarmi la tassazione sulla mia favolosa rendita finanziaria?



E, sottolineo, è assolutamente falsa, falsissima, l’affermazione ricorrente che il rendimento del risparmio è tassato meno dei redditi da lavoro o d’impresa. Chiariamo questa cosa una volta per tutte e in modo che la possa capire anche chi ignora cosa sia un tributo (pur pagandolo).

In parole povere, e semplificando molto, chi ha un reddito da lavoro o d’impresa, paga allo stato una percentuale più alta ma solo su una parte del suo reddito, e inoltre ha degli sconti d’imposta. Chi ha un rendimento da risparmio paga una percentuale più bassa ma su tutto il rendimento, e non ha nessuno sconto d’imposta.

I redditi da lavoro e i redditi d’impresa sono infatti tassati con un’imposta diversa da quella che colpisce i rendimenti dei risparmi (chiamati impropriamente e in malafede rendite finanziarie).

I redditi da lavoro e d’impresa sono tassati dall’imposta sul reddito, che non colpisce tutto il reddito, ma solo la base imponibile, ovvero solo quella parte del reddito che supera la fascia esente e che rimane dopo aver dedotto varie spese (ad esempio per i familiari a carico). Inoltre, dall’imposta così calcolata si possono poi scontare varie detrazioni.

I rendimenti dei risparmi sono invece tassati da un altro tipo d’imposta, l’imposta sostitutiva, che non ammette fasce esenti, deduzioni o detrazioni. In particolare dal rendimento nominale del risparmio non si può dedurre (scontare) l’inflazione, né qualsiasi spesa (ad esempio, non si possono scontare le spese per i familiari a carico). Non ci sono fasce esenti, quindi l’imposta sostitutiva si paga su tutto il rendimento, fino all’ultimo centesimo. Non sono ammesse neanche le detrazioni (cioè i vari sconti d’imposta).

Le due imposte sono quindi strutturalmente diversissime e non è possibile fare paragoni tra le aliquote nominali (le percentuali del reddito che il fisco si prende), perché la base imponibile (l’importo tassato, a cui si applica l’aliquota) nei redditi da lavoro e d’impresa non è tutto il reddito, mentre nei rendimenti da risparmio si. A parità di reddito e di aliquota nominale, l’imposta sostitutiva che colpisce il risparmio è quindi molto più gravosa dell’imposta sul reddito che colpisce il lavoro e l’impresa. (Per non parlare della possibilità di scontare le perdite negli anni successivi a quello in cui la perdita si è verificata, che nel reddito da risparmio è vergognosamente limitata a soli quattro anni.)

Spero che ora siano chiari la malafede e il fine di  disinformazione di chi, approfittandosi dell’ignoranza del popolo in materia fiscale, per infinocchiare chi di tributi non se ne intende, va raccontando che il risparmio è tassato meno del lavoro o dell’impresa.
In realtà costoro vogliono tartassare sia i salari sia i risparmi dei lavoratori sia le piccole e medie imprese.



Filippo Matteucci

[*] a quelli in mala fede non ho nulla da spiegare: sanno già benissimo che quella parte ulteriore dei nostri risparmi che vogliono confiscarci raddoppiando la tassazione sui rendimenti, non andrà in servizi pubblici ma nelle loro tasche. Inoltre non capisco perché i mass media tacciono sulle verità sacrosante esposte in questo post: da quali poteri forti è venuto l'ordine ai politici statalisti di ogni colore (bianchi, rossi e neri: da Ferrero ad Alemanno, da Follini ad Amato, da Bertinotti a Di Pietro) di tartassare i risparmi? A chi fa così tanto comodo questo aumento di tassazione sui risparmi dei lavoratori?




11 gennaio 2008

Tassare la rendita: un assurdo dalle conseguenze negative disastrose

 

Tassare la rendita: un assurdo dalle conseguenze negative disastrose

[Voglio postare questo premonitore articolo di qualche anno fa dell’ottimo Luciano Priori Friggi. L’articolo è ormai presente solo sul forum
http://www.tradersxsempre.com/public/forum/index.php?showtopic=1253&pid=135606&mode=threaded&start=
e non voglio che vada perduto. Sono particolarmente legato a questo scritto perché la sua lettura mi indusse a rimettermi a pubblicare articoli e saggi di politica economica e fiscale, dopo anni in cui, sommerso dalle contingenze quotidiane, non avevo pubblicato più nulla.
Avv. Filippo Matteucci]

In pochi probabilmente ricorderanno il polverone sollevato negli anni Settanta dal tema "alleanza dei produttori" contro la rendita parassitaria (locuzione dall'infinito fascino per chiunque si avventuri a parlare di "giustizia sociale"). Se ne discusse a lungo, ovviamente senza costrutto e, a prima vista, senza alcun risultato concreto. Visto che le borse in quegli anni andavano malissimo -nel '78 si tocco' il punto piu' basso di un lungo canale discendente che era partito all'inizio degli Sessanta, con l'avvio dell'esperimento del centrosinistra- la questione era oltretutto anche ridicola, dato che dall'investimento in azioni di guadagni se ne vedevano pochi. Ma l'obiettivo era un altro, erano i titoli di stato, gli unici che un quel momento sembrava guadagnassero.

La situazione economica allora era questa: grande recessione dovuta all'esplosione dei prezzi dell'energia (in seguito al conflitto arabo-israeliano) e grande inflazione. Per tappe successive si arrivo' ai primi anni ottanta ad un livello di incremento dei prezzi annuo del 25% circa. I titoli a breve arrivarono al massimo a rendere il 20-21%. La rendita da combattere in pratica era dunque una perdita secca in conto capitale pari al 4% annuo. Di fronte a debiti pubblici rilevanti una delle tecniche usate dai governi e' l'uso della moneta per decrementare con l'inflazione il valore del debito. E' cio' che si fece allora in Italia ed e' cio' che si e' fatto a lungo negli anni novanta in Argentina. A rimetterci i risparmiatori, soprattutto i piccoli, come sempre. Anche se -data l'ignoranza in fatti economici- ancora c'e' qualcunio che rimpiange quei rendimenti nominali che in realta' non riuscivano neppure a mantenere intatto il capitale.

Se non si puo' stampare moneta a piacimento (o dichiararsi insolventi, Argentina ancora docet) per tosare il risparmio (il discorso in questa sede si limita a considerare i soggetti deboli, cioe' la massa dei piccoli risparmiatori) si deve ricorrere alla tassazione. Negli anni Novanta in Italia e' stata introdotta la tassazione del Capital Gain. E' una tassa ingiusta. Intanto perche' per investire in qualche strumento finanziario bisogna prima aver generato un risparmio e quindi aver gia' subito una tassazione come reddito e poi perche' ad un guadagno corrisponde sempre una perdita (questo e' vero al 100% con i derivati): quindi il saldo complessivo e' tendenzialmente nullo o in in ogni caso anti-economico rilevarlo e gestirlo con la tassazione.

Come si fa a trasformare un introito quasi nullo in una tosatura del risparmio? Prendiamo il caso probabilmente piu' diffuso, quello del calcolo del capital gain in "regime amministrato": in questo caso è la Banca o Sim che preleva l'imposta dalle plusvalenze derivate dalle vendite di titoli per poi versarle con cadenza mensile allo Stato. Supponiamo di aver investito in titoli azionari e guadagnato 1000 euro in un mese, magari impegnandosi in prima persona con il trading on-line e quindi lavorando senza orari e senza, ovviamente, remunerazioine alcuna da parte di chicchessia. Se le posizioni sono state chiuse entro la fine del mese il guadagno e' effettivo e quindi avviene il prelievo da parte dell'intermediario del 12.5% sull'importo, pari a 125 euro. Tale cifra viene immediatamente versato nelle casse dello Stato.

Il mese successivo l'operativita' pero' va male e per il nostro la perdita ammonta a 1000 euro. Non ci sono ovviamente in questo caso prelievi di Capital gain o restituzioni ma solo solo una minusvalenza che puo' essere utilizzata in futuro per compensare eventuali guadagni, purche' questi si verifichino nell'arco dei quattro anni successivi. Supponiamo che ora il nostro povero piccolo investitore, scottato dalla perdita, se ne stia buono per quattro anni e poi ritenti la fortuna, magari perche' i mercati finanziari sembrano essere diventati molto promettenti. Si butta e riesce a guadagnare di nuovo 1000 euro. Zac! Immediatamente vengono prelevati dall'intermediario 125 euro e consegnati allo Stato. In teoria il nostro investitore dovrebbe aver finalmente guadagnato i suoi mille euro, invece la storia e' sempre quella: li riperde, come in predenza. Lo sventurato alla fine non solo non ha guadagnato nulla in linea capitale ma si ritrova ad aver versato allo Stato (oltre alle commissioni agli intemediari) ben 250 euro totali che non rivedra' mai piu'.

La situazione in realta' e' piu' drammatica. L'indice Mib30 della borsa italiana nel 2000 quotava 51272, ora si trova a 31000 circa (ma il ribasso e' arrivato a toccare quasi 20000). Cio' vuol dire che le perdite medie subite in conto capitale (il piccolo risparmiatore oltretutto tende a comprare sui massimi e vendere sui minimi) sono state, per un investimento effettuato cinque anni fa, ad oggi di oltre il 50%.

Poiche' il ciclo e' lungo (e in genere dura di piu' di quattro anni) se i risparmiatori riusciranno a riprendersi un po' del capitale perduto dovranno pagarci su il capital gain del 12.5% perche' non riusciranno a compensarlo con le perdite subite a causa del limite dei quattro anni.

La questione politica del giorno e' la tassazione della rendita e al solito a sostenerla con maggiore convinzione sono i campioni del "sociale", con l'aggiunta -chi l'avrebbe detto- della Lega. Il problema sarebbe diventato centrale a causa dell'Irap, tassa regionale ritenuta illegale dall'Europa e quindi da eliminare. Senonche' tale tassa finanzia ben oltre il 50% della sanita'. Ora la questione pone un problema preliminare: cosa c'entra la soluzione del problema dell'Irap con l'aumento della tassazione delle rendite finanziarie? Ovviamente nulla. Infatti alcuni (a cominciare da Prodi) hanno affermato che in realta' il problema e' di armonizzazione della tassazione con il resto dell'Europa. Insomma il problema e' "prendere", basta non essere troppo grossolani. Ci permettiamo di rilevare che la tassazione delle rendite (come dei profitti d'impresa) nei 25 paesi e' diversissima e non ha senso quindi parlare di armonizzazione, dato che in questo querelle i sostenitori della tassazione si riferiscono ovviamente alle situazioni piu' penalizzanti per il risparmiatore.

Gianni Alemanno sul Corriere della Sera afferma perentorio che -ad esclusione dei titoli di Stato- la tassazione della rendita finanziaria e' l'unico metodo per tagliare l'Irap. "In Italia", ha affermato, "non possiamo avere un'aliquota pari al 12,5%, inferiore alla media europea e nel contempo avere il mostro dell'Irap …[bisogna pertanto] spostare risorse dalle rendite finanziarie per alleggerire il peso sulle imprese e sul costo del lavoro, è il segnale più potente che si possa dare". Ovviamente niente a che vedere con il leader di Rifondazione comunista che "fa generici e minacciosi discorsi sulla patrimoniale, mentre io mi limito a ripetere quello che scrive Eugenio Scalfari su Repubblica". Chi l'avrebbe mai detto che sarebbero tornate le convergenze parallele della Prima Repubblica?

Dunque, la conclusione e' questa, la tassazione dei guadagni sui mercati finanziari va portata al 19%. Lasciamo perdere per un momento la faccia del nostro piccolo risparmiatore che oltre ai campioni del sociale incomincera' ad odiare anche l'Europa (vedrete, vedrete cosa succedera' in Francia e in Olanda). A tali campioni facciamo una sola domanda "e se per una anno la borsa non guadagna nulla il medico e l'ospedale degli italiani chi lo paga"? A titolo puramente informativo dico che il dibattito tra gli specialisti in previsioni di borsa e' piuttosto variegato: alcuni sostengono che ci sono spazi ancora di recupero, altri paventano addirittura un crack dei mercati finanziari.

Ma noi, in Italia di che ci preoccupiamo? Abbiamo un piccolo esercito di beneficiati dal "sociale" fatto di pensionato baby, di sprechi incredibili, ovviamente tutti intoccabili. Abbiamo regioni dove ad ogni albero probabilmente corrisponde un forestale, e ci fermiamo qui. Abbiamo poi la Confindustra montezemoliana che sponsorizza la svolta "produttivistica", tanto che lo stesso Bertinotti ci tiene a sottolineare come la nuova leadership degli industriali sia finalmente presentabile e ben diversa dalla precedente. Quindi ,visto lo schieramento che va dai "guru" di sinistra del giornalismo romano fino ad Alemanno, passando per gli industriali, dev'essere giusto fare le cose che si dice si vogliano fare.

Noi ci permettiamo non solo di dissentire da quanto si sta decidendo ma vogliamo fare di piu' e in positivo: proponiamo pertanto l'abolizione in toto del capital gain per far tornare l'investimento in borsa e ridare fluidita' a quel meccanismo economico di circolarita' che da Quesnau in poi (compreso Keynes) dovrebbe essere ben conosciuto da chiunque abbia fatto un minimo di studi economici. Tale meccanismo dovrebbe costituire il riferimento obbligato per chiunque voglia pronunciare la parola "sviluppo". E crediamo anche che sia giusto (per evitare disastri futuri dalle conseguenze incalcolabili) impedire per legge che le banche partecipino al capitale di rischio delle aziende.

Questo e' cio' che serve -limitatamente alle questioni trattate- per ridare fiducia alle imprese e ai mercati finanziari. Nient'altro.

(l'articolo ha avuto delle piccole modifiche rispetto all'originale uscito su lobbyliberal)

18/05/05

Luciano Priori Friggi




8 gennaio 2008

IDEOLOGIE E RENDITE

Ideologie e rendite

Penso che tutta la storia e la mappatura filosofica delle ideologie siano da riscrivere, per lo meno a partire dall'Illuminismo. Ai soggetti provenienti da famiglie prive di identità che ci vengono a dire come deve andare il mondo, quando essi stessi non sanno né chi sono né perché esistono, non possiamo che opporre lo ius naturalis e i suoi capisaldi: la proprietà privata e il libero mercato. Proprietà privata e libero mercato impongono di buttare le ideologie nel pattume, una volta per tutte: gli errori mentali e il regresso di civiltà dei nostri nonni del Novecento, un secolo di istupidimento di massa e di follia collettiva, non dobbiamo pagarli noi.

Occorre piuttosto imparare a riconoscere quando democrazie formali delegate nascondono tirannie oligarchiche e stataliste: le famiglie dei tiranni e i loro clientes, in questo caso, vogliono controllare e ingessare il mercato, e pretendono di vivere sulle spalle dei cittadini contribuenti, dei ceti produttivi.

Per impossessarsi della ricchezza creata e guadagnata dai ceti produttivi, tassano gradualmente ogni azione che il lavoratore compie nella sua vita, ogni ambito della sua esistenza. Salari e stipendi, consumi, atti amministrativi, risparmi, case, trasferimenti di proprietà, il pieno di benzina o di carburante per il riscaldamento, tutto diventa occasione per imporre balzelli ed estorcere così denaro a chi se lo è sudato.

Oggi vengono a raccontarci che vogliono diminuire le tasse sul reddito da lavoro dipendente; i soldi per far ciò però li trovano raddoppiando le tasse sui risparmi dei lavoratori dipendenti, dei poveri Cristi, di coloro che non possono emigrare o almeno portare i loro risparmi all'estero. In questo consiste la famigerata armonizzazione (o riordino), cioè l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie.

Le quali ovviamente non sono rendite, ma sono i sudati, tartassati, inflazionatissimi risparmi di lavoratori e pensionati, che già non rendono nulla, visto che a causa dell'inflazione i rendimenti reali sono oggi negativi. Chi vive di rendita sono caso mai i membri del politburò, i maggiordomi dei padroni, coloro che hanno venduto il loro consenso in cambio di uno di quei posti pubblici d'oro o di comode poltrone politiche, con scarso engagement e lauti stipendi: rendite, appunto.

I dominanti di oggi possono essere raffigurati da una piramide: al vertice abbiamo le odierne famiglie reali, le famiglie della grande impresa assistita, sovvenzionata, sussidiata, i padroni assoluti dello stato, e le famiglie dei boss delle cosche. Nel mezzo troviamo i maggiordomi privilegiati, coloro che occupano le poltrone ben retribuite delle cariche politiche, amministrative e burocratiche, il politburò. Alla base abbiamo quella parte di dipendenti pubblici assolutamente inutile, coloro che, per timore di dover combattere sul libero mercato, hanno venduto il loro consenso in cambio di un "posto" pubblico, per un misero stipendio, disprezzati dai loro stessi protettori. Tutti gli appartenenti a questa piramide producono poco e male: il sistema si regge e va avanti utilizzando la ricchezza creata da altri, dai ceti produttivi: piccole e medie imprese, dipendenti del settore privato, lavoratori autonomi, e quella parte del pubblico impiego realmente necessaria al paese. La tirannia e l'oppressione consistono nel costringere questi ceti produttivi a mantenere, per forza, gli altri ceti parassitari. Il fisco serve prevalentemente a questo. Oggi la lotta di classe non è più tra proletari contro borghesi, ma tra lavoratori contro parassiti, tra ceti produttivi contro il politburò.

Il fine degli attuali dominanti è lo sterminio dei ceti medio-bassi, ai quali deve essere tolta ogni velleità di formarsi un piccolo patrimonio familiare. La logica redistributiva toglie ai medio-piccoli per dare ai grandi e grandissimi, con una evidente finalità di proletarizzazione (leggi: schiavizzazione) di chiunque non appartenga alle famiglie e alle cosche al potere. Questo processo di proletarizzazione è stato studiato e progettato fin nei minimi dettagli, ed è uno strumento di mantenimento del potere. Ovviamente viene travestito da “redistribuzione a favore delle famiglie, dei lavoratori dipendenti, dei proletari” proprio nel momento in cui sono le famiglie e i lavoratori a essere colpiti, penalizzati, impoveriti dal continuo aumento della pressione fiscale. Tassare salari e stipendi, tassare consumi, tassare risparmi, tassare case, tassare i carburanti o quant’altro è sempre la stessa cosa: sono tutti aumenti della pressione fiscale contro il popolo e a favore dei dominanti e dei loro servi. Socializzazione dei costi del consenso vuol dire semplicemente che i dominanti si pagano servi e consenso coi soldi pubblici, coi soldi nostri, quelli che ci tolgono con le tasse.

Oggi, il massimo a cui un cittadino qualunque può aspirare, è che gli venga graziosamente concesso un posto pubblico, un boccone di pane, e, per i più ligi al regime, per quelli che portano più consenso, qualche poltrona d’oro. Non si azzardi il cittadino qualunque a mettersi in proprio, a iniziare un lavoro autonomo o imprenditoriale, un’attività produttiva: verrà immediatamente strozzato dalla burocrazia e dal fisco, e lavorerà per altri, per i poteri forti e per il loro stuolo di lacchè politici e burocrati. Manterrà col suo lavoro e con le sue tribolazioni i ceti parassitari.

Per questo l’evitare l’ulteriore appesantimento della tassazione sui risparmi degli Italiani rappresenta una sorta di “linea del Piave”, sulla quale dovrebbero attestarsi tutte quelle forze politiche, quei tributaristi e quegli economisti ancora dotati di un minimo di ragionevolezza, equità e dignità.

I risparmi sono già tartassati dall’inflazione e dall’imposta sostitutiva: ancora non basta? Tutte le famiglie si sono accorte che il potere d’acquisto dei loro poveri risparmi è stato decimato dall’inflazione. E l'inflazione è una tassa, anzi, è il più pesante e subdolo tributo di cui già si avvantaggia lo stato. Tutti sperimentiamo quotidianamente che in Italia c'è un'inflazione ben superiore a quella ufficialmente dichiarata dall'ISTAT: questa inflazione reale è il tributo che i risparmiatori già pagano al fisco, cui si aggiunge l'attuale imposta sostitutiva del 12,5% che ora si vorrebbe iniquamente aumentare, con un intento demagogicamente e ideologicamente espropriativo.

E, sottolineo, è assolutamente falsa, falsissima, l’affermazione ricorrente che il rendimento del risparmio è tassato meno dei redditi da lavoro o d’impresa. Il carico fiscale che le imprese subiscono, è di fatto contenuto: l'aliquota sul reddito d'impresa è fittizia, visto che si applica non su tutto il reddito, ma solo sul reddito imponibile, e qualsiasi commercialista è in grado di decimare l'imponibile del reddito d'impresa. Tutta una serie di fasce esenti, deduzioni e detrazioni sono poi previste per tutti gli altri tipi di reddito, a cominciare dal reddito da lavoro dipendente. Ciò non accade invece per l’imposta sostitutiva, che è un tributo ben diverso dall’imposta sul reddito. Ed è proprio l’imposta sostitutiva che già oggi colpisce i rendimenti dei risparmi: le sue aliquote si applicano quindi senza sconti su tutto il reddito nominale (ben maggiore di quello reale!) dei risparmi, fino all'ultimo centesimo, non essendovi alcuna possibilità di dedurre costi e spese dall'imponibile, né fasce esenti. Si applicano anche sulle perdite da inflazione! Quindi il paragonare l'aliquota solo nominalmente più alta del reddito d'impresa o di lavoro a quella del 12,5% sui redditi finanziari nominali non ha senso, e chi, in possesso delle dovute conoscenze giuridico-tributarie, fa tale paragone fra aliquote di imposte strutturalmente diversissime, lo fa in malafede, per infinocchiare chi di tributi non se ne intende.

E quel neokeynesianesimo imperante, quel tassa e spendi, che tanto fa comodo ai ceti parassitari, è talmente insensato da illudersi che tassando i risparmi fino a ucciderli si spinge la gente a consumare di più, stimolando l’economia. No, non è così. L’effetto di una maggiore tassazione è esattamente il contrario: le possibilità economiche delle famiglie sono decimate dal calo dei rendimenti dei loro risparmi e dall’aumento dei costi per le abitazioni. Le famiglie si tengono ancora più stretti i loro risparmi, non consumano, non domandano i prodotti che le imprese offrono. Gli imprenditori di conseguenza non investono, e l’economia regredisce.

Capiamoci, con l'assalto dei ceti parassitari ai risparmi dei lavoratori (le rendite finanziarie) il passaggio è epocale: nessun governo, anche ferocemente statalista, in passato era mai arrivato a tanta iniquità. Per impadronirsi dei nostri risparmi non si accontentano più dell'inflazione, oggi l'attacco espropriativo contro i risparmi degli Italiani è diretto, frontale e pesantissimo: aumento, quasi raddoppio dell' imposta sostitutiva, che, si badi bene, e lo ripeto, è per sua struttura e per base imponibile molto più pesante e vessatoria, a parità di aliquota percentuale, della normale imposta sul reddito, con la quale in troppi, per ignoranza o malafede, la confondono. All’esproprio dei risparmi seguirà, già annunciato, l’attacco fiscale agli immobili, facilmente attuabile attraverso una revisione al rialzo delle rendite catastali. E, una volta tartassati risparmi e case, troveranno qualcos’altro da tassare, che so, i balconi (già ci hanno provato!), o i cessi dei laboratori degli artigiani, o le bottiglie di acqua minerale, o i cani e i gatti che ci teniamo in casa, in un’infinita pauperizzazione, un infinito asservimento di chi lavora e produce, di chi non è dei loro. Se non li fermiamo ora non li fermeremo più. Per questo la battaglia in difesa dei nostri risparmi va combattuta fino in fondo, questa "linea del Piave" non deve essere sfondata.

Come sono bravi, coloro che vivono sulle nostre spalle, nel falsare il significato del linguaggio, nel camuffare con l’ideologia gli espropri che perpetrano a loro esclusivo vantaggio.

Che fantasia affermare: "Vogliamo abbassare le tasse sui salari dei lavoratori, quindi raddoppiamo le tasse sui loro risparmi...".

Quanta gente sprovveduta e in buona fede si lascerà ancora prendere per i fondelli? Quanti poveri Cristi non capiranno che i tartassati sono sempre loro, che lavorano per far fare la bella vita a qualcun altro?

E ripeto il mio vecchio suggerimento: chiediti sempre nelle tasche di quali famiglie vanno i soldi che lo stato ti toglie.

Avv. Filippo Matteucci



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