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  Cromwell [ Avv. Filippo Matteucci ' s Blog. Austrian Privatist Economist and Anarcho-Capitalist Libertarian Theorist ]
         

Battle of Marston Moor by http://www.slowleadership.org/blog/index.php?s=cavaliers


26 giugno 2011

PIU' TASSE SUI TUOI RISPARMI? NO, GRAZIE



RISPARMIO E FISCO. EFFETTI DI UN AUMENTO DELLA TASSAZIONE SUI REDDITI FINANZIARI DELLE PERSONE FISICHE.

  

Il termine “rendita” nelle scienze economiche ha tutt’altro significato, definisce il guadagno che deriva dalla proprietà della terra. Oggi tale termine viene usato volutamente in modo errato e ipocrita per suggerire l’idea che i percettori di redditi finanziari, i risparmiatori, siano dei ricchi parassiti immersi nell’ozio, che vivono, appunto, “di rendita”, e non producono nulla. La realtà è ben diversa. Chi oggi non dedica tempo, lavoro, energie e soldi nella personale ricerca del miglior investimento finanziario, e investe a caso, sicuramente non sta guadagnando niente, anzi sta rimettendoci. Chi si affida alla gestione altrui non arricchisce, ma fa arricchire il gestore. Se oggi si vuole tirare fuori dagli investimenti finanziari qualche euro, occorre divenire dei trader, almeno a livello semiprofessionale. Il lavoro di investimento finanziario è un lavoro durissimo, senza orari né ferie, ad altissimo rischio (soprattutto in Italia, dove sono carenti o inesistenti delle reali protezioni per i risparmiatori), lavoro che richiede una preparazione e un impegno enormi, continui, impensabili.

Perché allora si continua ad usare l’errato termine “rendite”, dipingendo i risparmiatori come ricchi oziosi, come parassiti da tartassare? La risposta è molto semplice: tutto il gran parlare che si fa, tutta la manfrina sulle “rendite” finanziarie, è opera di certi industriali i quali mirano a pagare meno tasse e a tassare di più gli altri Italiani.  

Esaminiamo innanzitutto sinteticamente quali sono i redditi da investimento finanziario,

DIVIDENDI: parte degli utili di una società distribuita agli azionisti. Il risparmiatore che investe acquistando azioni di una società diviene comproprietario pro quota di quella società.

PLUSVALENZE o  CAPITAL GAINS: differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita di uno strumento finanziario, azione, obbligazione, future, ecc.. Il risparmiatore, con un difficile lavoro di trading, cerca di guadagnare sulla differenza di prezzo, rischiando però molto seriamente di perdere.

INTERESSI: remunerazione del capitale prestato. Il risparmiatore, investendo in (cioè comprando) obbligazioni (bond) emesse o da stati (BTP, BOT, Bund…) o da società private (corporate), presta loro soldi, rischiando di non riaverli indietro (bond Cirio, bond argentini), e in cambio riceve un interesse. Non rendono più quasi nulla, invece, depositi e conti correnti, anzi questi ultimi spesso generano costi netti per il correntista. 

In tutti e tre i tipi di redditi finanziari ora visti, vi è un guadagno reale solo se a fine anno l’accrescimento monetario dei soldi del risparmiatore è superiore alla perdita di valore, di potere d’acquisto dei soldi stessi, cioè se è superiore all’inflazione effettiva; altrimenti c’è una perdita reale (o rendimento reale negativo). In questi ultimi anni i guadagni monetari sono stati e sono tuttora nettamente inferiori all’inflazione effettiva, quindi i risparmiatori stanno perdendo soldi; questo ha generato la corsa all’acquisto degli immobili, con conseguente bolla speculativa immobiliare. 

L’aumento della tassazione sui risparmi dei cittadini è iniquo, ottuso e controproducente per lo sviluppo del paese perché:

 1. i possessori di grandi patrimoni mobiliari (tra cui molti di quegli industriali che oggi chiedono a gran voce di tartassare i risparmi) non verranno minimamente scalfiti da tale aumento della tassazione sui redditi finanziari, in quanto costoro o hanno già la residenza fiscale all’estero, o hanno messo in atto escamotage di fiscalità internazionale, quali i trust offshore, per cui già oggi non pagano all’Italia un centesimo di tasse su tali grandi capitali mobiliari, né l’Italia può e potrà fare nulla contro di loro; l’aumento della tassazione sui redditi finanziari mira a colpire quindi solo i piccoli e medi risparmiatori e trader; 

2. i risparmiatori sono stati i più svantaggiati nella redistribuzione del reddito degli ultimi anni, tra rendimenti reali negativi, crollo della new economy, crisi dei subprime, crack di società quotate (Parmalat, Cirio, Ferruzzi…), crollo dei titoli bancari e assicurativi; nel contempo i prezzi degli immobili, anche delle più scassate bicocche, sono saliti alle stelle gonfiati dai tassi ai minimi del secolo;

3. il risparmio è denaro, moneta, e come tale è soggetto ad inflazione, cioè a perdita di potere di acquisto, ovvero a perdita di valore. Questa perdita di valore va a favore dello stato, uno stato debitore in quanto è lui che emette tale moneta. Quindi l’inflazione è una tassa, come ben sanno anche i sedicenni che studiano ragioneria. Tutti sperimentiamo quotidianamente che in Italia c'è un'inflazione ben superiore a quella ufficialmente dichiarata dall'ISTAT;

4. decine di migliaia di risparmiatori nei decenni scorsi hanno ripopolato Svizzera, Montecarlo e Austria, fuggendo dall’Italia, portando via i loro sudati soldi anche quando il farlo costituiva reato, pur di difenderli e salvarli; far fuggire anche gli ultimi rimasti sicuramente non aiuta l’Italia a risalire la china dello sviluppo economico. Se verrà elevata l’aliquota sui redditi finanziari l’Italia avrà perso per tali risparmiatori l’ultima attrattiva che le era rimasta. Di paradisi fiscali sparsi per il mondo (o neanche troppo lontani) che li aspettano a braccia aperte, e già pieni di Italiani, ne trovano quanti ne vogliono. E gli anni '60 e '70 hanno ampiamente dimostrato che i capitali in fuga non possono essere fermati;

5. in Italia i redditi da risparmio costituiscono comunque, se non altro a livello psicologico, una parte consistente del potere d’acquisto e di consumo delle famiglie; la diminuzione di tali redditi, annientati dalla tenaglia bassi rendimenti – aumento della loro tassazione, ha devastanti effetti depressivi su economia e consumi, innestando una spirale di stagnazione che può durare decenni, come è successo in Giappone;

6.  la fuga dagli investimenti finanziari spingerebbe la gente ad investire ancora di più in immobili, e quindi causerebbe aumento dei prezzi degli immobili già ora insostenibili;

7.  a livello di Scienza delle finanze, il beneficio per l'erario derivante dall’aumento della tassazione sui redditi finanziari è miserabile, irrisorio, con più svantaggi che vantaggi, mentre ne è ben chiara la creduta valenza politico-demagogica, oltretutto nettamente obsoleta in relazione all'attuale composizione del patrimonio della maggioranza degli Italiani: tutti gli Italiani hanno qualche risparmio; 

8. chi ha risparmi da investire in strumenti finanziari, ha tali risparmi perché ha messo da parte una quota dei suoi redditi: redditi già tassati dall’imposta sul reddito nei periodi fiscali in cui sono stati percepiti; i risparmi sono quindi reddito già tassato; 

9. i dividendi, in quanto utili societari, sono già tassati in capo alla società, la quale li distribuisce al netto dell’imposta societaria ai risparmiatori-azionisti, i quali poi, nuovamente, pagano l’imposta sostitutiva su di essi;  i dividendi sono quindi già doppiamente tassati; 

10. le plusvalenze e gli interessi sono guadagni per chi li percepisce, ma perdite per chi li paga: il saldo finale per l’intera economia è zero, non vi è valore aggiunto assoggettabile equamente a tassazione, né motivi equi per cui il fisco si intrometta tra chi perde e chi guadagna; 

11. se certi industriali italiani (e occidentali in generale) non sono buoni a fare profitti non è per il carico fiscale che subiscono, di fatto bassissimo: l’aliquota del 33% sul reddito d’impresa è fittizia, visto che si applica non su tutto il reddito, ma solo sul reddito imponibile, e qualsiasi commercialista è in grado di decimare l’imponibile del reddito d’impresa. Le aliquote sui redditi finanziari, invece, si applicano su tutto il reddito, fino all’ultimo centesimo, non essendovi alcuna possibilità di dedurre costi e spese dall’imponibile. Quindi il paragonare l’aliquota del 33% del reddito d’impresa a quella del 12,5% sui redditi finanziari o è poco intelligente o è, più plausibilmente, ipocrita e pretestuoso. Il vero problema, insormontabile, è che il costo del lavoro italiano è dieci volte quello cinese o indiano;


12. per i risparmiatori le perdite finanziarie (minusvalenze) sono deducibili dal reddito imponibile solo per quattro anni, quando i cicli economici e di borsa durano ben più di quattro anni. Esemplificando molto, se nell’arco di dieci anni il risparmiatore ha guadagnato 10 e perso 20, con un risultato finale netto negativo (perdita) di –10, ha comunque buone probabilità di pagare tasse come se avesse guadagnato +5 (può sembrare assurdo, ma è così, questa è la legge in vigore);

13. il risparmio è il principale mezzo per la mobilità sociale. Le famiglie meno agiate possono sperare di elevarsi dalla loro posizione sociale semiservile solo mettendo da parte risparmi e costruendosi pian piano un proprio patrimonio familiare. Tassare il risparmio delle famiglie, dei lavoratori, vuol dire condannarli a una semischiavitù permanente.

Ricordo infine che la nostra Costituzione agli articoli 42 e 47 tutela la proprietà privata degli immobili e il risparmio in tutte le sue forme.

Nessuna tassa è a favore del popolo, tutte le tasse sono contro il popolo. La via maestra è ridurre sprechi e spese, meno stato e più mercato, e non più tasse a questo o a quello.

Filippo Matteucci

Economista




11 maggio 2011

DAL PALEOLIBERTARISMO AL LIBERISMO PRIVATISTA

DAL PALEOLIBERTARISMO AL LIBERISMO PRIVATISTA

IL PALEOLIBERTARIO 
di Alessandro Catanzano  


" - Per la proprietà privata di ogni cosa, sasso, animale, che non sia un essere umano. 
- Per la tradizione in ogni sua forma 
- Per la libertà di circolazione su invito in un pianeta terra, oceani e mari compresi, completamente privato. 
- Per il diritto privato e non per il diritto pubblico. 
- Per la rivoluzione - nel senso astronomico del termine, cioè ritorno al punto di partenza - familiare, che riporti le famiglie, i clan, le libere associazioni al centro della società ed espella lo stato e il suo diritto corrotto e partigiano dalla vita degli uomini. 
- Per l'assenza di persone che impongano tasse e diano e tolgano concessioni di servizi obbligatori detti pretestuosamente pubblici, con libertà assoluta di offerta in concorrenza da parte di imprenditori. 
- Per la totale libertà di istruzione, non istruita da alcuno, ma da ciascuno scelta sul mercato.
- Per la totale libertà di mercato di ogni bene e servizio su base volontaria tra chi compra e chi vende. 
- Per negare ogni tassa agli apparati militar-industriali 
- Per la sanità totalmente privata e ad adesione volontaria 
- Per meccanismi di assicurazione su base privata e volontaria 
- Per l'espulsione dal pianeta di ogni forma di economia pianificata  
- Per l'arte libera e il mecenatismo privato 
- Per meccanismi pensionistici totalmente privati e volontari 
- Per la giustizia privata, gli arbitrati, le composizioni delle controversie di fronte a giudici eletti dalle parti e a pagamento, disponibili sul mercato e apprezzati per la loro equità. 
- Per l'abolizione delle banche centrali e l'emissione privata di moneta basata su oro, argento o ogni altra cosa monetata dagli uomini liberi e non a corso forzoso 
- Per le elite naturali 
- Per la proprietà privata di ogni mezzo di produzione e contro il possesso pubblico di ogni mezzo di produzione 
- Contro ogni sovvenzione, ragionamento fiscale, incentivo statale, regolamentazione di settore, mediazione statale in economia 
- Per la libera impresa privata in ogni sua forma 
- Per il mercato nero 
- Per ogni intermediario privato 
- Per la divisione del lavoro e la specializzazione 
- Per le scuole naturali in ogni disciplina 
- Per ogni differenza e disegualianza su base volontaria 
- Contro ogni libertà che snaturi l'uomo, i suoi comportamenti socialmente accettati, le sue tradizioni millenarie che cambiano solo per migliorare. 
- Per ogni tradizione che è stata prima una novità che ha avuto successo."  

Tratto da:  http://privatismus.blogspot.com


DEMOCRAZIA TURNARIA - IDEE PER UN PROGRAMMA POLITICO MINIMO  
di Filippo Matteucci
 

"TURNARIETA' DELLE CARICHE PUBBLICHE 

Applicazione del metodo della democrazia turnaria alle cariche politiche 
(soppressione delle elezioni, oggi pilotate tramite clientelismo, voto di scambio e socializzazione dei costi del consenso) 

Applicazione del metodo della democrazia turnaria alle cariche dirigenziali 
(soppressione dei concorsi pubblici farsa) 

Applicazione del metodo della democrazia turnaria alla Giustizia e all'Ordine Pubblico 
(soppressione dei magistrati di carriera e partecipazione di cittadini qualificati alla gestione e all'attuazione dell'Ordine Pubblico) 

Per capire come funziona la democrazia turnaria leggere: 
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=29320 
http://democraziaturnaria.splinder.com/post/22156653/democrazia-turnaria 
http://democraziaturnaria.splinder.com/post/22347025/la-democrazia-turnaria-e-impossibile-credici-e-vai-a-ballare 


STATO MINIMO
MENO STATO, PIU' MERCATO

Meno stato, perche' lo stato non siamo noi, lo stato e' contro di noi.  Lo stato non e' un soggetto, ma uno strumento delle famiglie padrone contro i ceti produttivi.  
Piu' mercato, perche' il mercato siamo noi, tutti noi. E noi, il mercato, siamo IL BENE.
Le famiglie padrone, queste famiglie padrone, queste élite innaturali ben organizzate in sette, logge, cosche, e i loro stati, sono IL MALE.

Lo stato, visto come apparato predatorio e vessatorio, comodo strumento delle famiglie padrone contro il popolo, avrà competenze ridotte al minimo, limitate alla difesa dei confini da invasioni straniere, clandestini compresi, all'Ordine Pubblico, alla Giustizia Penale, ed eventualmente alla Sanità.
La riduzione dello strapotere dello stato si ottiene tramite:


RIVOLUZIONE FISCALE  

DRASTICA DIMINUZIONE DELLA TASSAZIONE  
Eliminazione delle imposte sul reddito, sostituite da una blanda imposta sul patrimonio (con deducibilità dell'inflazione dall'imponibile) 
Eliminazione dei contributi previdenziali obbligatori 
Eliminazione delle imposte sui trasferimenti immobiliari 
Eliminazione delle imposte sul risparmio 
 

DIMEZZAMENTO DELLA SPESA PUBBLICA  
ottenibile in primo luogo tramite lo smantellamento dei due grandi baracconi statali: gli enti pubblici previdenziali e la pubblica istruzione. 
Gli enti pubblici previdenziali vennero istituiti da Mussolini, un servo delle famiglie padrone della grande industria e della grande proprietà terriera, quindi non certo per il bene del popolo, ma per depredare i risparmi delle famiglie dei lavoratori, dei ceti produttivi. 
La scuola di stato venne istituita non per l'elevazione del popolo ma unicamente in funzione anticristiana, per togliere alla chiesa il monopolio dell'educazione, e poter così instillare fin dall'infanzia nei figli del popolo relativismo e ateismo. 
 

  ADOZIONE DI UNA MONETA D’ORO O RIGIDAMENTE ANCORATA ALL’ORO  
- a tutela dei risparmi delle famiglie contro la depredazione dei risparmi stessi effettuata dalle famiglie padrone tramite l’inflazione della carta moneta; 
- per rendere possibile la mobilità sociale, oggi impedita dalla svalutazione dei risparmi accumulati.   


RAFFORZAMENTO DELLE FAMIGLIE DEL POPOLO NEI CONFRONTI DELLO STATO 
 
La famiglia, soggetto di diritti e di responsabilità, come centro dell'esistenza e strumento di forza degli individui e dei ceti produttivi, contro lo stato strumento delle famiglie padrone e dei ceti parassitari. 
Divieto di intromissione dello stato nelle questioni familiari. Soppressione del giudice tutelare, sostituito da un consiglio di famiglia. 
Responsabilità familiare, penale e civile, del coniuge e dei parenti in linea retta di primo grado. 
 

QUALITA' DELLA VITA E VIVIBILITA' DELLE CITTA'  

ORDINE PUBBLICO DI QUARTIERE 
Libero porto d'armi per la difesa contro chiunque della propria famiglia e della proprietà privata. 
Normativa antisbandati e antimovida, forte aggravamento di pena per il disturbo al riposo delle persone e l'ubriachezza molesta, divieto di inquinamento acustico, unificazione dei vari corpi delle forze dell'ordine in un'unica arma, ausiliato da ronde volontarie di cittadini. 
Divieto di prostituzione in strada, riapertura delle case chiuse con obbligo di gestione cooperativa da parte delle stesse prostitute. 
Workhouse coatte per i cittadini degradatisi a clochard o ad accattoni. 

ORDINE PUBBLICO STRADALE 
Per la guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di stupefacienti: ritiro pluriennale o perpetuo della patente, condanna per lesioni o omicidio dolosi. 

 
LIBERALIZZAZIONE DEGLI STUPEFACIENTI 
Per togliere ogni possibilità di profitto alle famiglie padrone delle organizzazioni criminali, liberalizzazione di produzione, commercio e uso privato degli stupefacienti. 
Pene severissime, con ritiro pluriennale o perpetuo della patente, per lo stato di alterazione da stupefacienti e di ubriachezza in luogo pubblico. 

 
PROBITA' NELLE RELAZIONI SOCIALI E NEI COMMERCI 
Reato di falso in bilancio con pene severissime e interdizione perpetua dai commerci. 
Eliminazione dei principi generali del favor rei (interpretazioni della legge favorevoli al delinquente) e del favor debitoris (interpretazioni della legge favorevoli al debitore che non paga i suoi debiti). 
Tutela creditoria efficace con immediato spossessamento dei beni del debitore insolvente e loro vendita in unica asta in tempi brevissimi. 
Sostituzione per quanto possibile della giustizia pubblica civile con arbitrati privati."  

Tratto da : http://democraziaturnaria.splinder.com/




14 dicembre 2009

DIALOGO SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA TURNARIA

 

DIALOGO SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA TURNARIA

tra Filippo Matteucci ed E.S.

 

F.M.:  La mia proposta di democrazia turnaria è vecchia di 15 anni, ma è rimasta latente in discussioni accademico-scolastiche con miei allievi e colleghi, e l'articolo [ Democrazia formale e democrazia sostanziale ] che lei ha letto rappresenta la prima divulgazione di essa. Premetto che dobbiamo tutti ringraziare Intenet, i blog, i social network come Facebook e Twitter, se nel mondo c'è ancora una reale libertà di parola, opinione, informazione.

Nell'articolo in oggetto l'architettura della democrazia turnaria è volutamente solo abbozzata, anche se nei miei scritti di futura pubblicazione e in corso di rifinitura lessicale essa è completamente delineata.

Purtroppo devo riecheggiare Marcuse parlando di deviazione e falsificazione del linguaggio, per cui per ridare verità alle parole sono continuamente costretto a precisazioni, deformalizzazioni, chiarificazioni preliminari di concetti.

Il linguaggio deviato è il primo strumento di potere, e non dai tempi della psicanalisi applicata, ma da sempre (penso al Bonaparte, a Filippo il Bello ecc.).

E’ quindi molto difficile per me farmi capire, nonostante il mio linguaggio volutamente divulgativo.

Tento ora una prima spiegazione in risposta alle sue giuste domande.

 

E.S.:  Egr. Avv. Matteucci, ho letto con molto interesse l’articolo [ Democrazia formale e democrazia sostanziale ] che mi ha inviato, già pubblicato su vari siti.

Considero l’argomento molto importante, ma ancora una volta trovo che sia assai facile mettere a fuoco i difetti  della nostra forma di gestione del potere decisionale, ma molto difficile avanzare una possibile soluzione per ottenere una democrazia diversa e migliore, ovvero a più ampio vantaggio per i  cittadini. L’utopia è sempre dietro l’angolo!

 

F.M.: La democrazia turnaria collegiale è fattibilissima. Un banale esempio nella pubblica amministrazione: la figura del dirigente pubblico, messo in quella carica formalmente per pubblico concorso. In realtà le sempre emergenti vicende di concorsopoli descritte dai giornali ci comprovano che spesso il dirigente è nominato dalle famiglie padrone del luogo o dal politburò locale asservito alle famiglie padrone dello stato.

Tutti i dirigenti delle pubbliche amministrazioni sono sostituibili da collegi di funzionari di durata annuale, che ricoprirebbero tale carica a semplice richiesta, ad es.: a posto del preside, un collegio di 3 professori. La competenza non mancherebbe di certo, e si farebbero gli interessi del servizio pubblico e non di chi ha eventualmente messo quel preside su quella poltrona. Molti professori capacissimi e ultracompetenti oggi lamentano di non avere alcuna possibilità di diventare presidi o rettori.

 

E.S.:  L’art. 3 della Costituzione parla di “lavoratori” come categoria atta ad essere coinvolta nell’organizzazione delle strutture di gestione. Tutti i lavoratori? Anche quelli con carichi pendenti? Anche quelli non sani di mente? Anche gli analfabeti? E un disoccupato ne sarebbe dunque escluso?

Forse al posto di “lavoratori” non sarebbe più giusto parlare di cittadini “aventi diritto al voto”, filtrando in questo modo tutti quelli che comunque non devono partecipare al potere decisionale?

 

F.M.:  Nessun voto, ma ricoprimento a semplice richiesta (e previo cursus honorum) di incarichi politici o amministrativi in organi necessariamente collegiali (minimo 3 persone), e per un periodo di durata in carica ridotto.

Ovvia l'esclusione dagli incarichi di incapaci e persone con precedenti penali. Escluderei anche chi ha ricoperto incarichi in passato su delega elettiva (pilotata). 

Lascerei perdere la costituzione (da riscrivere ex novo), e parlerei di “cittadini”.

 

E.S.:  E’ poi auspicabile che le decisioni di un paese siano prese col concorso diretto dei cittadini? Al giorno d’oggi i problemi economici sono molto complessi e coinvolgono anche i rapporti internazionali. A volte (molto spesso, penso) le decisioni da prendere sono anche molto impopolari. Si può sperare/pretendere che i cittadini remino contro i loro stessi interessi e che abbiano una profonda conoscenza tecnica dei problemi?

A mio avviso neppure i più bravi, competenti e onesti assessori sono, a volte, capaci di gestire le più semplici problematiche di un piccolo comune!

 

F.M.:  La competenza in ordine alla sfera di attività degli incarichi che il cittadino richiede di ricoprire sarebbe garantita dalla riserva parziale per competenza di seggi nel collegio. Ad es: un giudice o un tribunale nominato per concorso pubblico sono ben sostituibili da un collegio giudicante formato da un avvocato, da un laureato in legge e da un cittadino qualunque: un collegio giudicante di tre membri con 2 seggi riservati per competenza. Posso dire, senza generalizzazioni abusive, di aver per lo più trovato maggiore competenza negli avvocati  che nei magistrati.

Se una scelta è impopolare, vuol dire che va contro gli interessi del popolo, contro il popolo. Penso alle centrali nucleari, o alla depredazione di oltre metà dei redditi dei lavoratori perpetrata da fisco e INPS.

 

E.S.:  L’esempio della gestione condominiale, poi, è molto indicativa. Laddove sussistano interessi opposti si arriva anche allo scontro fisico. L’amministratore esterno, essendo un soggetto più disinteressato, sembrerebbe maggiormente in grado di risolvere le questioni, ma lo scontro tra interessi opposti pone quasi sempre in una condizione di stallo. Per esperienza diretta posso dire che neppure quella soluzione è valida in assoluto.

 

F.M.:  Giusta osservazione! La colpa è della legislazione. Le norme fondamentali sul condominio sono vecchie decrepite e risalgono a prima dell'urbanizzazione massiccia del dopoguerra. Norme completamente da rifare, ma che nessun governo si è mai interessato di rifare. Perché per gli attuali dominanti più invivibile è la vita quotidiana della gente comune, più sicuri sono il loro scranno e la loro greppia. Poi l'inutile pedante regolamentazione di quisquilie condominiali, di obblighi burocratici e amministrativi, di formalità, di inutili (per il condominio, molto utili per chi ci mangia sopra) obblighi di conformità tecnica, induce la gente a rivolgersi all'amministratore esterno, il quale, appoggiandosi ai condòmini più "influenti", ingrassa di fatto se stesso, e il condominio spesso è lasciato nell’incuria, nel disinteresse, nello scatafascio. Chissà perché amministratori condominiali di mia conoscenza hanno lo stesso modo di fare di certi assessori comunali…

Personalmente propongo, in sostituzione totale dell’amministratore esterno, il collegio condominiale obbligatorio di 3 membri e durata annuale, formato da condòmini a mera richiesta oppure a turno obbligato. Come sono solito sostenere, chi delega potere perde potere, chi si lascia amministrare arricchisce l'amministratore.

 

E.S.:  Io avevo immaginato che una buona soluzione potrebbe consistere nel porre una netta distinzione tra la gestione delle questioni economiche e la gestione delle questioni sociali. Quelle economiche andrebbero assegnate alle persone più competenti del paese, secondo graduatorie di meriti e di obiettivi raggiunti o altre forme di valutazione, mentre in quelle sociali (aborto, divorzio, sicurezza, religioni, testamento biologico, eutanasia, ecc. ecc.) mi sembrerebbe giusta l’espressione di tutti i  cittadini, tramite referendum. Se, però, la maggioranza dei cittadini si esprimesse contro l’eutanasia (per influenze religiose, magari) io che sono ateo perché dovrei rinunciare alla mia libera scelta?  O viceversa, ovviamente.

 

F.M.:  I campi oggetto di legiferazione vanno ristretti al minimo indispensabile per la convivenza civile: ordine pubblico, amministrazione della giustizia, difesa dei confini da invasioni straniere; proprio quei campi in cui oggi uno stato strumento delle famiglie padrone è latitante, o meglio, fa gli interessi delle famiglie padrone, anche se contrari a quelli del popolo.  In particolare lo stato non deve interferire nelle questioni private familiari. Ad esempio farei regolare divorzi e separazioni da un collegio di 3 persone: una designata dal marito, l'altra dalla moglie, e come terzo membro un avvocato designato di comune accordo dai 2 membri scelti dai coniugi. Anche in questo caso verrebbe così garantita la maggior competenza dell'avvocato rispetto a molti giudici, e le decisioni sarebbero senz'altro più eque e sensate...

 

E.S.:  Qualsiasi mia libertà che non interferisse con le libertà altrui andrebbe o no tutelata al massimo livello? Ma chi lo decide? La Costituzione? No, abbiamo visto che la Costituzione è come il Corano: ognuno la può interpretare a piacer suo!

 

F.M.:  La nostra costituzione dice tutto e il contrario di tutto. Così volevano i padroni dell'Italia del momento, eserciti stranieri compresi, invasori di un paese militarmente sconfitto. Oltretutto i politici radunati e fatti eleggere dagli invasori erano quanto di più raccogliticcio potevano trovare: dovevavo solo dire signorsì, con quella che un grande storico come Gioacchino Volpe definì “libidine di servilismo”. Questa costituzione... lasciamola perdere, abbandoniamola all'oblìo del tempo...

Il principio base del diritto naturale è che ognuno è libero di fare tutto, anche ciò che nuoce a se stesso, purché non vada a ledere diritti e libertà altrui. E’ un ottimo principio guida, facilmente applicabile in ogni ambito. Un altro principio fondamentale è che tutto ciò che non è vietato è permesso.

 

E.S.:  ...allora mi piacerebbe capire meglio cosa s’intende per “democrazia sostanziale”.

 

F.M.:  Come detto, esplicherò dettagliatamente la mia idea di democrazia diretta in ulteriori articoli. Tuttavia la mia proposta è quella della democrazia turnaria, collegiale, a semplice richiesta, con riserva di seggi per competenza e cursus honorum: è applicabile a tutto, dalla carica di dirigente amministrativo a quella di ministro, da quella di consigliere comunale a quella di parlamentare, dalla carica di difensore civico a quella di magistrato.

Posso anche affermare, per esperienza diretta nell’elaborazione dei relativi statuti, che nessuna associazione politica, nessun movimento, nessun partito, nessuna cooperativa, nessun sindacato, è veramente democratico se non prevede la possibilità per qualsiasi associato di ricoprire cariche a semplice sua richiesta, magari tramite un cursus honorum (cioè partendo da incarichi minori e poi salendo a quelli di maggior potere), se non prevede che chi ha già ricoperto cariche non può ricoprirle nuovamente (magari per 10 o 20 anni), ma deve dare la possibilità anche agli altri di svolgere quelle funzioni.

Le elezioni sono solo una truffa ai danni di chi non ha potere, servono a far eleggere chi vuole il potente, il dominante, il padrone.

Le elezioni non sono mai libere, sono l’esatto contrario della libertà e della democrazia.




11 gennaio 2008

Tassare la rendita: un assurdo dalle conseguenze negative disastrose

 

Tassare la rendita: un assurdo dalle conseguenze negative disastrose

[Voglio postare questo premonitore articolo di qualche anno fa dell’ottimo Luciano Priori Friggi. L’articolo è ormai presente solo sul forum
http://www.tradersxsempre.com/public/forum/index.php?showtopic=1253&pid=135606&mode=threaded&start=
e non voglio che vada perduto. Sono particolarmente legato a questo scritto perché la sua lettura mi indusse a rimettermi a pubblicare articoli e saggi di politica economica e fiscale, dopo anni in cui, sommerso dalle contingenze quotidiane, non avevo pubblicato più nulla.
Avv. Filippo Matteucci]

In pochi probabilmente ricorderanno il polverone sollevato negli anni Settanta dal tema "alleanza dei produttori" contro la rendita parassitaria (locuzione dall'infinito fascino per chiunque si avventuri a parlare di "giustizia sociale"). Se ne discusse a lungo, ovviamente senza costrutto e, a prima vista, senza alcun risultato concreto. Visto che le borse in quegli anni andavano malissimo -nel '78 si tocco' il punto piu' basso di un lungo canale discendente che era partito all'inizio degli Sessanta, con l'avvio dell'esperimento del centrosinistra- la questione era oltretutto anche ridicola, dato che dall'investimento in azioni di guadagni se ne vedevano pochi. Ma l'obiettivo era un altro, erano i titoli di stato, gli unici che un quel momento sembrava guadagnassero.

La situazione economica allora era questa: grande recessione dovuta all'esplosione dei prezzi dell'energia (in seguito al conflitto arabo-israeliano) e grande inflazione. Per tappe successive si arrivo' ai primi anni ottanta ad un livello di incremento dei prezzi annuo del 25% circa. I titoli a breve arrivarono al massimo a rendere il 20-21%. La rendita da combattere in pratica era dunque una perdita secca in conto capitale pari al 4% annuo. Di fronte a debiti pubblici rilevanti una delle tecniche usate dai governi e' l'uso della moneta per decrementare con l'inflazione il valore del debito. E' cio' che si fece allora in Italia ed e' cio' che si e' fatto a lungo negli anni novanta in Argentina. A rimetterci i risparmiatori, soprattutto i piccoli, come sempre. Anche se -data l'ignoranza in fatti economici- ancora c'e' qualcunio che rimpiange quei rendimenti nominali che in realta' non riuscivano neppure a mantenere intatto il capitale.

Se non si puo' stampare moneta a piacimento (o dichiararsi insolventi, Argentina ancora docet) per tosare il risparmio (il discorso in questa sede si limita a considerare i soggetti deboli, cioe' la massa dei piccoli risparmiatori) si deve ricorrere alla tassazione. Negli anni Novanta in Italia e' stata introdotta la tassazione del Capital Gain. E' una tassa ingiusta. Intanto perche' per investire in qualche strumento finanziario bisogna prima aver generato un risparmio e quindi aver gia' subito una tassazione come reddito e poi perche' ad un guadagno corrisponde sempre una perdita (questo e' vero al 100% con i derivati): quindi il saldo complessivo e' tendenzialmente nullo o in in ogni caso anti-economico rilevarlo e gestirlo con la tassazione.

Come si fa a trasformare un introito quasi nullo in una tosatura del risparmio? Prendiamo il caso probabilmente piu' diffuso, quello del calcolo del capital gain in "regime amministrato": in questo caso è la Banca o Sim che preleva l'imposta dalle plusvalenze derivate dalle vendite di titoli per poi versarle con cadenza mensile allo Stato. Supponiamo di aver investito in titoli azionari e guadagnato 1000 euro in un mese, magari impegnandosi in prima persona con il trading on-line e quindi lavorando senza orari e senza, ovviamente, remunerazioine alcuna da parte di chicchessia. Se le posizioni sono state chiuse entro la fine del mese il guadagno e' effettivo e quindi avviene il prelievo da parte dell'intermediario del 12.5% sull'importo, pari a 125 euro. Tale cifra viene immediatamente versato nelle casse dello Stato.

Il mese successivo l'operativita' pero' va male e per il nostro la perdita ammonta a 1000 euro. Non ci sono ovviamente in questo caso prelievi di Capital gain o restituzioni ma solo solo una minusvalenza che puo' essere utilizzata in futuro per compensare eventuali guadagni, purche' questi si verifichino nell'arco dei quattro anni successivi. Supponiamo che ora il nostro povero piccolo investitore, scottato dalla perdita, se ne stia buono per quattro anni e poi ritenti la fortuna, magari perche' i mercati finanziari sembrano essere diventati molto promettenti. Si butta e riesce a guadagnare di nuovo 1000 euro. Zac! Immediatamente vengono prelevati dall'intermediario 125 euro e consegnati allo Stato. In teoria il nostro investitore dovrebbe aver finalmente guadagnato i suoi mille euro, invece la storia e' sempre quella: li riperde, come in predenza. Lo sventurato alla fine non solo non ha guadagnato nulla in linea capitale ma si ritrova ad aver versato allo Stato (oltre alle commissioni agli intemediari) ben 250 euro totali che non rivedra' mai piu'.

La situazione in realta' e' piu' drammatica. L'indice Mib30 della borsa italiana nel 2000 quotava 51272, ora si trova a 31000 circa (ma il ribasso e' arrivato a toccare quasi 20000). Cio' vuol dire che le perdite medie subite in conto capitale (il piccolo risparmiatore oltretutto tende a comprare sui massimi e vendere sui minimi) sono state, per un investimento effettuato cinque anni fa, ad oggi di oltre il 50%.

Poiche' il ciclo e' lungo (e in genere dura di piu' di quattro anni) se i risparmiatori riusciranno a riprendersi un po' del capitale perduto dovranno pagarci su il capital gain del 12.5% perche' non riusciranno a compensarlo con le perdite subite a causa del limite dei quattro anni.

La questione politica del giorno e' la tassazione della rendita e al solito a sostenerla con maggiore convinzione sono i campioni del "sociale", con l'aggiunta -chi l'avrebbe detto- della Lega. Il problema sarebbe diventato centrale a causa dell'Irap, tassa regionale ritenuta illegale dall'Europa e quindi da eliminare. Senonche' tale tassa finanzia ben oltre il 50% della sanita'. Ora la questione pone un problema preliminare: cosa c'entra la soluzione del problema dell'Irap con l'aumento della tassazione delle rendite finanziarie? Ovviamente nulla. Infatti alcuni (a cominciare da Prodi) hanno affermato che in realta' il problema e' di armonizzazione della tassazione con il resto dell'Europa. Insomma il problema e' "prendere", basta non essere troppo grossolani. Ci permettiamo di rilevare che la tassazione delle rendite (come dei profitti d'impresa) nei 25 paesi e' diversissima e non ha senso quindi parlare di armonizzazione, dato che in questo querelle i sostenitori della tassazione si riferiscono ovviamente alle situazioni piu' penalizzanti per il risparmiatore.

Gianni Alemanno sul Corriere della Sera afferma perentorio che -ad esclusione dei titoli di Stato- la tassazione della rendita finanziaria e' l'unico metodo per tagliare l'Irap. "In Italia", ha affermato, "non possiamo avere un'aliquota pari al 12,5%, inferiore alla media europea e nel contempo avere il mostro dell'Irap …[bisogna pertanto] spostare risorse dalle rendite finanziarie per alleggerire il peso sulle imprese e sul costo del lavoro, è il segnale più potente che si possa dare". Ovviamente niente a che vedere con il leader di Rifondazione comunista che "fa generici e minacciosi discorsi sulla patrimoniale, mentre io mi limito a ripetere quello che scrive Eugenio Scalfari su Repubblica". Chi l'avrebbe mai detto che sarebbero tornate le convergenze parallele della Prima Repubblica?

Dunque, la conclusione e' questa, la tassazione dei guadagni sui mercati finanziari va portata al 19%. Lasciamo perdere per un momento la faccia del nostro piccolo risparmiatore che oltre ai campioni del sociale incomincera' ad odiare anche l'Europa (vedrete, vedrete cosa succedera' in Francia e in Olanda). A tali campioni facciamo una sola domanda "e se per una anno la borsa non guadagna nulla il medico e l'ospedale degli italiani chi lo paga"? A titolo puramente informativo dico che il dibattito tra gli specialisti in previsioni di borsa e' piuttosto variegato: alcuni sostengono che ci sono spazi ancora di recupero, altri paventano addirittura un crack dei mercati finanziari.

Ma noi, in Italia di che ci preoccupiamo? Abbiamo un piccolo esercito di beneficiati dal "sociale" fatto di pensionato baby, di sprechi incredibili, ovviamente tutti intoccabili. Abbiamo regioni dove ad ogni albero probabilmente corrisponde un forestale, e ci fermiamo qui. Abbiamo poi la Confindustra montezemoliana che sponsorizza la svolta "produttivistica", tanto che lo stesso Bertinotti ci tiene a sottolineare come la nuova leadership degli industriali sia finalmente presentabile e ben diversa dalla precedente. Quindi ,visto lo schieramento che va dai "guru" di sinistra del giornalismo romano fino ad Alemanno, passando per gli industriali, dev'essere giusto fare le cose che si dice si vogliano fare.

Noi ci permettiamo non solo di dissentire da quanto si sta decidendo ma vogliamo fare di piu' e in positivo: proponiamo pertanto l'abolizione in toto del capital gain per far tornare l'investimento in borsa e ridare fluidita' a quel meccanismo economico di circolarita' che da Quesnau in poi (compreso Keynes) dovrebbe essere ben conosciuto da chiunque abbia fatto un minimo di studi economici. Tale meccanismo dovrebbe costituire il riferimento obbligato per chiunque voglia pronunciare la parola "sviluppo". E crediamo anche che sia giusto (per evitare disastri futuri dalle conseguenze incalcolabili) impedire per legge che le banche partecipino al capitale di rischio delle aziende.

Questo e' cio' che serve -limitatamente alle questioni trattate- per ridare fiducia alle imprese e ai mercati finanziari. Nient'altro.

(l'articolo ha avuto delle piccole modifiche rispetto all'originale uscito su lobbyliberal)

18/05/05

Luciano Priori Friggi



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