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  Cromwell [ Avv. Filippo Matteucci ' s Blog. Austrian Privatist Economist and Anarcho-Capitalist Libertarian Theorist ]
         

Battle of Marston Moor by http://www.slowleadership.org/blog/index.php?s=cavaliers


5 ottobre 2008

Ritorno all’economia reale?

 

Ritorno all’economia reale?

Dopo la crisi finanziaria delle borse è diventato di moda propugnare il ritorno all’economia reale, alla produzione di oggetti e servizi.
Sembra l’ipocrita morale di un film americano degli anni ‘80 di terz’ordine.
Forse si dimentica che l’economia reale, sicuramente in Italia e probabilmente anche in quest’Unione Europea che ci somiglia sempre più, è l’economia della grande industria sussidiata e assistita succhiasoldipubblici, soldi di noi contribuenti che ripianiamo i bilanci in rosso delle imprese “produttrici” di debiti, delle imprese dei prestanome della mafia, delle mazzette, degli assessori e sottosegretari, degli appalti truccati, di tangentopoli…
Forse si dimentica anche la Storia: il Rinascimento venne finanziato da famiglie di banchieri, come i Medici, che appartenevano alla Finanza e non all’economia reale.
La Borsa opera una naturale e salutare selezione tra capaci e incapaci: chi perde soldi è un incapace ed è giusto che vada a fare il servo di soggetti più capaci di lui: questa è la natura delle cose.
Si fa finta di non capire che da che mondo è mondo il denaro e la speculazione su di esso hanno sempre prodotto altro denaro, a volte ben più di quello prodotto dall’economia cosiddetta reale, con buona pace della ridicola e obsoleta morale cattocomunista (quella stessa ipocrita e incivile morale cattocomunista che ci riempie le città di immigrati e di delinquenti, di prostitute e spacciatori, di pub e discoteche della criminalità, di viados e di ubriachi).
E la produzione di ricchezza finanziaria ha i suoi vantaggi: niente inquinamento, niente morti bianche, un mondo di terziario ricco e civile (Svizzera docet).

Ma le reali motivazioni dell’attacco dei mass media di regime alla Finanza e alla speculazione finanziaria sono ben altre….
La Finanza mondiale, le Borse internazionali erano l’unico settore rimasto di LIBERA CONCORRENZA, un settore che per la sua globalità era incontrollabile da parte delle famiglie padrone della grande industria assistita e delle famiglie dei capicosca; in una parole le famiglie padrone degli stati non sono mai riuscite a divenire padrone anche dei mercati finanziari. Forse ora vogliono provare ad appropriarsene, a togliere anche quell’oasi di LIBERTA’.

Chi in Borsa perde, è giusto che perda: chi sbaglia paga.
Chi si è fidato dei consigli delle banche si è dimenticato che la banca non è l’assistenza pubblica o il confessore, ma un privato che giustamente e ovviamente fa i suoi interessi, spesso CONTRO IL CLIENTE, se gli conviene, che la banca è la tua controparte e non devi fidarti MAI di ciò che ti consiglia. Così come uno stato in mano alle famiglie della grande industria sussidiata e dei capicosca è uno stato contro il popolo, nemico del popolo, dei cittadini contribuenti tartassati.
Ma chi è un buono a nulla, chi non si tiene in piedi sulle proprie gambe è così abituato all’assistenzialismo che richiede assistenza e consigli anche alle banche…
bene, ora si tenga le perdite, è giusto così.

Ero d’accordo con la prima votazione del Congresso USA che negava il permesso di tartassare i cittadini per salvare banche incapaci e fallite.
Chi è un incapace è giusto che fallisca, e chi si è fidato di soggetti incapaci fallisca pure con lui.
Questa è la selezione naturale della LIBERA CONCORRENZA, libera da stati e libera da chi vuole vivere sulle spalle altrui, tramite tassazione, pizzo, inflazione e debito pubblico.

Ai tanti assistiti, sussidiati, sovvenzionati da soldi pubblici, da soldi di noi contribuenti, dico: LASCIATE IN PACE LA FINANZA, LE BORSE E GLI SPECULATORI FINANZIARI: fanno il loro gioco e non vi chiedono nulla, né sovvenzioni né aiuti, fanno da loro, si tengono in piedi da soli e non vogliono i soldi dei contribuenti. Non hanno bisogno di INPS e INAIL…

Se qualche raro speculatore fallito vuole soldi pubblici e risarcimenti assurdi, è solo un fallito che non fa più parte del mondo della Finanza e delle Borse.
Basta rispondergli di NO.
NO, in quanto la realtà è dura, la vita per sua natura non è bella, non è una cosa meravigliosa. Chi ci racconta le favole vuole svuotarci le tasche. E la parte più dura della nostra esistenza va sempre tenuta presente, sempre guardata in faccia: rimuoverla, non pensarci, pensare ad altro vuol dire suicidarsi, divenire servi e schiavi di chi ha realmente le palle.
E, se lo si vuole rendere edotto della sua realtà, si può anche ricordargli, in aggiunta, il vecchio motto della borsa: “IF YOU ARE SO SMART, WHY AREN’T YOU RICH?” (”Se sei così intelligente, perché non sei ricco?”)

Filippo Matteucci



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