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  Cromwell [ Avv. Filippo Matteucci ' s Blog. Austrian Privatist Economist and Anarcho-Capitalist Libertarian Theorist ]
         

Battle of Marston Moor by http://www.slowleadership.org/blog/index.php?s=cavaliers


4 luglio 2014

IL DEFAULT SELETTIVO QUALE SOLUZIONE “ETICA” ALLA CRISI DEI DEBITI SOVRANI



IL DEFAULT SELETTIVO QUALE SOLUZIONE “ETICA” ALLA CRISI DEI DEBITI SOVRANI 

 

Se sei debitore di uno strozzino, pagare il tuo debito all’usuraio vuol dire rovinare la tua vita e quella della tua famiglia. Vuol dire rendere te stesso e la tua famiglia schiavi di un individuo infame, schiavi per oggi e per il futuro. Gran parte dei debiti sovrani devono essere ripagati non a privati cittadini che hanno investito i propri risparmi in titoli pubblici, ma a enti finanziari che fanno capo, direttamente o tramite società prestanome, all’élite bancaria internazionale, a quelli che eufemisticamente vengono definiti i “poteri forti”. Forti in quanto sono loro che controllano le multinazionali, gli stati, i governi, gli istituti di emissione della moneta carta straccia, le privatissime banche centrali che il popolino crede pubbliche...

Ezra Pound sosteneva che i politici sono i camerieri dei banchieri. Ovviamente contro i popoli. E’ stato facile per questi poteri forti ordinare ai “loro” politici (di qualsiasi colore verniciati) di far indebitare stati, regioni, comuni, imponendo una enorme spesa pubblica ben canalizzata verso le loro tasche usuraie. Ora presentano il conto. Siamo giunti al momento in cui il cravattaro tira al massimo il nodo della cravatta: non vuole più i soldi della sua vittima, vuole che la vittima diventi suo schiavo, schiavo in tutti i sensi possibili. I poteri forti stanno ordinando ai loro domestici politici: “Fate pagare il debito pubblico al popolo!”, e giù tasse su tutto, risparmi, case, redditi, consumi..., tasse sulla vita del popolo.

Ma a cosa serve pagare? Più tasse paghi oggi al tuo strozzino, più potere gli dai di farti pagare ancora più tasse domani. Le tasse non sono mai contro i ricchi e a favore del popolo, come i poteri forti ci vogliono far credere, cerebrolavandoci tramite i loro partiti e i loro massmedia. Non vi è infatti nulla di più falso, di più ipocrita dello slogan “tassiamo i ricchi”: i veri ricchi, gli ultraricchi, le famiglie padrone degli stati, le tasse non le pagano, le riscuotono. Le tasse colpiscono il popolo, il piccolo risparmiatore, l’anziano che ha messo da parte qualcosa, le famiglie che coi loro risparmi e sacrifici cercano di tutelare i figli. Nella storia dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo le tasse sono sempre state contro il popolo e a favore dei potenti che le hanno riscosse, e le riscuotono, tramite il “loro” stato e il “loro” fisco. Quello che oggi è notevolmente cambiato è la misura della predazione: oggi le tasse sono enormemente più alte rispetto ai tempi in cui al potere c’erano i re, l’aristocrazia, il clero, oggi al potere abbiamo chi da secoli pratica l’usura, ed è quindi maestro insuperato in quest’arte... Non possiamo nemmeno più considerarle tasse, bensì totale schiavitù. L’apparente millantato “progresso” si è rivelato un pesante regresso di civiltà.

E’ interessante notare come anche questo problema dimostri le contraddizioni e l’inanità dei due schieramenti politici apparentemente contrapposti nel teatrino massmediatico, a nostro uso e consumo. Quando gli stati erano dominati dall’aristocrazia e dal clero, l’élite usuraia creò il liberal-liberismo contro gli stati medesimi per appropriarsene; la stessa élite usuraia, oggi che ha conquistato gli stati e li usa per depredare i popoli, non permette certo l’emersione politica e massmediatica di autentici liberisti antistato e antitasse, al massimo ci propina qualche buffone liberista a chiacchiere, che promette e non mantiene. Sull’altra sponda politica, la sinistra socialcomunista, statalista per natura e per definizione, non può ammettere che stato e tasse sono sempre strumenti  di qualcuno per dominare il popolo; né può ammettere che in particolare lo stato “costituzionale”, “popolardemocratico”, è oggi uno strumento antipopolare e antidemocratico in mano alle famiglie dei poteri forti, con un livello di tassazione e di intromissione nella vita dei cittadini che ne fanno la peggiore tirannia predatoria e schiavizzante, finora mai vista nella storia dell’uomo. Non vi è infatti nessuna soluzione di continuità, né disomogeneità funzionale, tra le democrazie “occidentali” e lo stato di tipo sovietico: le famiglie mondialiste dominanti sono sempre le stesse, in entrambi i tipi di stati, anch’essi solo apparentemente contrapposti. E così i dibattiti massmediatici del teatrino della politica diventano uno dei tanti mezzi di disinformazione e di distrazione di massa, al pari del calcio, delle balere e delle notti rosa.

Contro tutto questo, ecco la mia proposta. L’ipocrita motivazione del forsennato aumento della predazione fiscale è che i popoli “devono” ripagare i debiti di stato. Ebbene, un popolo sovrano “deve” solo ciò che “vuole”. La soluzione equa, giusta, “etica”, moralmente ineccepibile, per i debiti pubblici degli stati pseudodemocratici è che il popolo ripaghi i debiti solo al popolo: il “default selettivo”.

Selettivo in quanto si remunerano con gli interessi e si rimborsano alla scadenza solo i titoli di stato che alla data X risultano di proprietà di persone fisiche aventi la cittadinanza o la residenza nello stato. I titoli di stato, nonché tutte le obbligazioni contratte da soggetti pubblici, che alla stessa data X risultano di proprietà di stranieri non residenti o di enti - persone giuridiche vengono cancellati e quindi non rimborsati.

Il default selettivo da me proposto comporta una immediata consistente riduzione del debito pubblico e la liberazione dell’economia del paese dalla morsa fiscale usuraia. Caro politico, se sei veramente dalla parte del popolo, non togliere con le tasse al popolo la poca ricchezza che ha e che si è sudata, togli all’usuraio mondialista il potere di appropriarsi dei nostri soldi, azzeragli il credito che lui stesso si è fatto creare.

Ma il default selettivo sarebbe la sconfitta dei poteri forti che fanno eleggere i loro lacchè alle cariche di governo, e quindi i “loro” politici non adotteranno mai questa soluzione morale, etica, che salverebbe l’economia, il lavoro, i risparmi, il futuro del paese. A meno che popoli informati, coesi, organizzati, non impongano tale soluzione con un atto di vera sovranità popolare.

Per questo i popoli devono re-imparare ad amministrarsi, a non delegare ad alcuno l’amministrazione di alcunché, a cominciare dalle cose più semplici e immediate, dai propri risparmi per la vecchiaia al proprio condominio... Partire dal piccolo, riorganizzare se stessi, la propria famiglia, il proprio clan parentale, partire dalla micropolitica scansando “amministratori” privati e pubblici, riappropriarsi del condominio, del quartiere, del comune, e usare queste forme primarie di coesione sociale, limitate ma solide, come mezzi di difesa contro gli stati strumenti della tirannia usuraia mondiale. In fondo, quello che storicamente i popoli più capaci hanno sempre fatto; solo che lo abbiamo disimparato, occorre appunto re-impararlo. E reimpararlo da subito, perché le tasse imposte dai camerieri della grande usura internazionale stanno intenzionalmente distruggendo ora, in questi mesi, in questi giorni, la nostra economia, la nostra libertà e il nostro futuro.

 

Filippo Matteucci

Economista




(Image by garrisongraphics.blogspot.com/2010/08/march-of-tyranny.html)




14 dicembre 2009

DIALOGO SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA TURNARIA

 

DIALOGO SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA TURNARIA

tra Filippo Matteucci ed E.S.

 

F.M.:  La mia proposta di democrazia turnaria è vecchia di 15 anni, ma è rimasta latente in discussioni accademico-scolastiche con miei allievi e colleghi, e l'articolo [ Democrazia formale e democrazia sostanziale ] che lei ha letto rappresenta la prima divulgazione di essa. Premetto che dobbiamo tutti ringraziare Intenet, i blog, i social network come Facebook e Twitter, se nel mondo c'è ancora una reale libertà di parola, opinione, informazione.

Nell'articolo in oggetto l'architettura della democrazia turnaria è volutamente solo abbozzata, anche se nei miei scritti di futura pubblicazione e in corso di rifinitura lessicale essa è completamente delineata.

Purtroppo devo riecheggiare Marcuse parlando di deviazione e falsificazione del linguaggio, per cui per ridare verità alle parole sono continuamente costretto a precisazioni, deformalizzazioni, chiarificazioni preliminari di concetti.

Il linguaggio deviato è il primo strumento di potere, e non dai tempi della psicanalisi applicata, ma da sempre (penso al Bonaparte, a Filippo il Bello ecc.).

E’ quindi molto difficile per me farmi capire, nonostante il mio linguaggio volutamente divulgativo.

Tento ora una prima spiegazione in risposta alle sue giuste domande.

 

E.S.:  Egr. Avv. Matteucci, ho letto con molto interesse l’articolo [ Democrazia formale e democrazia sostanziale ] che mi ha inviato, già pubblicato su vari siti.

Considero l’argomento molto importante, ma ancora una volta trovo che sia assai facile mettere a fuoco i difetti  della nostra forma di gestione del potere decisionale, ma molto difficile avanzare una possibile soluzione per ottenere una democrazia diversa e migliore, ovvero a più ampio vantaggio per i  cittadini. L’utopia è sempre dietro l’angolo!

 

F.M.: La democrazia turnaria collegiale è fattibilissima. Un banale esempio nella pubblica amministrazione: la figura del dirigente pubblico, messo in quella carica formalmente per pubblico concorso. In realtà le sempre emergenti vicende di concorsopoli descritte dai giornali ci comprovano che spesso il dirigente è nominato dalle famiglie padrone del luogo o dal politburò locale asservito alle famiglie padrone dello stato.

Tutti i dirigenti delle pubbliche amministrazioni sono sostituibili da collegi di funzionari di durata annuale, che ricoprirebbero tale carica a semplice richiesta, ad es.: a posto del preside, un collegio di 3 professori. La competenza non mancherebbe di certo, e si farebbero gli interessi del servizio pubblico e non di chi ha eventualmente messo quel preside su quella poltrona. Molti professori capacissimi e ultracompetenti oggi lamentano di non avere alcuna possibilità di diventare presidi o rettori.

 

E.S.:  L’art. 3 della Costituzione parla di “lavoratori” come categoria atta ad essere coinvolta nell’organizzazione delle strutture di gestione. Tutti i lavoratori? Anche quelli con carichi pendenti? Anche quelli non sani di mente? Anche gli analfabeti? E un disoccupato ne sarebbe dunque escluso?

Forse al posto di “lavoratori” non sarebbe più giusto parlare di cittadini “aventi diritto al voto”, filtrando in questo modo tutti quelli che comunque non devono partecipare al potere decisionale?

 

F.M.:  Nessun voto, ma ricoprimento a semplice richiesta (e previo cursus honorum) di incarichi politici o amministrativi in organi necessariamente collegiali (minimo 3 persone), e per un periodo di durata in carica ridotto.

Ovvia l'esclusione dagli incarichi di incapaci e persone con precedenti penali. Escluderei anche chi ha ricoperto incarichi in passato su delega elettiva (pilotata). 

Lascerei perdere la costituzione (da riscrivere ex novo), e parlerei di “cittadini”.

 

E.S.:  E’ poi auspicabile che le decisioni di un paese siano prese col concorso diretto dei cittadini? Al giorno d’oggi i problemi economici sono molto complessi e coinvolgono anche i rapporti internazionali. A volte (molto spesso, penso) le decisioni da prendere sono anche molto impopolari. Si può sperare/pretendere che i cittadini remino contro i loro stessi interessi e che abbiano una profonda conoscenza tecnica dei problemi?

A mio avviso neppure i più bravi, competenti e onesti assessori sono, a volte, capaci di gestire le più semplici problematiche di un piccolo comune!

 

F.M.:  La competenza in ordine alla sfera di attività degli incarichi che il cittadino richiede di ricoprire sarebbe garantita dalla riserva parziale per competenza di seggi nel collegio. Ad es: un giudice o un tribunale nominato per concorso pubblico sono ben sostituibili da un collegio giudicante formato da un avvocato, da un laureato in legge e da un cittadino qualunque: un collegio giudicante di tre membri con 2 seggi riservati per competenza. Posso dire, senza generalizzazioni abusive, di aver per lo più trovato maggiore competenza negli avvocati  che nei magistrati.

Se una scelta è impopolare, vuol dire che va contro gli interessi del popolo, contro il popolo. Penso alle centrali nucleari, o alla depredazione di oltre metà dei redditi dei lavoratori perpetrata da fisco e INPS.

 

E.S.:  L’esempio della gestione condominiale, poi, è molto indicativa. Laddove sussistano interessi opposti si arriva anche allo scontro fisico. L’amministratore esterno, essendo un soggetto più disinteressato, sembrerebbe maggiormente in grado di risolvere le questioni, ma lo scontro tra interessi opposti pone quasi sempre in una condizione di stallo. Per esperienza diretta posso dire che neppure quella soluzione è valida in assoluto.

 

F.M.:  Giusta osservazione! La colpa è della legislazione. Le norme fondamentali sul condominio sono vecchie decrepite e risalgono a prima dell'urbanizzazione massiccia del dopoguerra. Norme completamente da rifare, ma che nessun governo si è mai interessato di rifare. Perché per gli attuali dominanti più invivibile è la vita quotidiana della gente comune, più sicuri sono il loro scranno e la loro greppia. Poi l'inutile pedante regolamentazione di quisquilie condominiali, di obblighi burocratici e amministrativi, di formalità, di inutili (per il condominio, molto utili per chi ci mangia sopra) obblighi di conformità tecnica, induce la gente a rivolgersi all'amministratore esterno, il quale, appoggiandosi ai condòmini più "influenti", ingrassa di fatto se stesso, e il condominio spesso è lasciato nell’incuria, nel disinteresse, nello scatafascio. Chissà perché amministratori condominiali di mia conoscenza hanno lo stesso modo di fare di certi assessori comunali…

Personalmente propongo, in sostituzione totale dell’amministratore esterno, il collegio condominiale obbligatorio di 3 membri e durata annuale, formato da condòmini a mera richiesta oppure a turno obbligato. Come sono solito sostenere, chi delega potere perde potere, chi si lascia amministrare arricchisce l'amministratore.

 

E.S.:  Io avevo immaginato che una buona soluzione potrebbe consistere nel porre una netta distinzione tra la gestione delle questioni economiche e la gestione delle questioni sociali. Quelle economiche andrebbero assegnate alle persone più competenti del paese, secondo graduatorie di meriti e di obiettivi raggiunti o altre forme di valutazione, mentre in quelle sociali (aborto, divorzio, sicurezza, religioni, testamento biologico, eutanasia, ecc. ecc.) mi sembrerebbe giusta l’espressione di tutti i  cittadini, tramite referendum. Se, però, la maggioranza dei cittadini si esprimesse contro l’eutanasia (per influenze religiose, magari) io che sono ateo perché dovrei rinunciare alla mia libera scelta?  O viceversa, ovviamente.

 

F.M.:  I campi oggetto di legiferazione vanno ristretti al minimo indispensabile per la convivenza civile: ordine pubblico, amministrazione della giustizia, difesa dei confini da invasioni straniere; proprio quei campi in cui oggi uno stato strumento delle famiglie padrone è latitante, o meglio, fa gli interessi delle famiglie padrone, anche se contrari a quelli del popolo.  In particolare lo stato non deve interferire nelle questioni private familiari. Ad esempio farei regolare divorzi e separazioni da un collegio di 3 persone: una designata dal marito, l'altra dalla moglie, e come terzo membro un avvocato designato di comune accordo dai 2 membri scelti dai coniugi. Anche in questo caso verrebbe così garantita la maggior competenza dell'avvocato rispetto a molti giudici, e le decisioni sarebbero senz'altro più eque e sensate...

 

E.S.:  Qualsiasi mia libertà che non interferisse con le libertà altrui andrebbe o no tutelata al massimo livello? Ma chi lo decide? La Costituzione? No, abbiamo visto che la Costituzione è come il Corano: ognuno la può interpretare a piacer suo!

 

F.M.:  La nostra costituzione dice tutto e il contrario di tutto. Così volevano i padroni dell'Italia del momento, eserciti stranieri compresi, invasori di un paese militarmente sconfitto. Oltretutto i politici radunati e fatti eleggere dagli invasori erano quanto di più raccogliticcio potevano trovare: dovevavo solo dire signorsì, con quella che un grande storico come Gioacchino Volpe definì “libidine di servilismo”. Questa costituzione... lasciamola perdere, abbandoniamola all'oblìo del tempo...

Il principio base del diritto naturale è che ognuno è libero di fare tutto, anche ciò che nuoce a se stesso, purché non vada a ledere diritti e libertà altrui. E’ un ottimo principio guida, facilmente applicabile in ogni ambito. Un altro principio fondamentale è che tutto ciò che non è vietato è permesso.

 

E.S.:  ...allora mi piacerebbe capire meglio cosa s’intende per “democrazia sostanziale”.

 

F.M.:  Come detto, esplicherò dettagliatamente la mia idea di democrazia diretta in ulteriori articoli. Tuttavia la mia proposta è quella della democrazia turnaria, collegiale, a semplice richiesta, con riserva di seggi per competenza e cursus honorum: è applicabile a tutto, dalla carica di dirigente amministrativo a quella di ministro, da quella di consigliere comunale a quella di parlamentare, dalla carica di difensore civico a quella di magistrato.

Posso anche affermare, per esperienza diretta nell’elaborazione dei relativi statuti, che nessuna associazione politica, nessun movimento, nessun partito, nessuna cooperativa, nessun sindacato, è veramente democratico se non prevede la possibilità per qualsiasi associato di ricoprire cariche a semplice sua richiesta, magari tramite un cursus honorum (cioè partendo da incarichi minori e poi salendo a quelli di maggior potere), se non prevede che chi ha già ricoperto cariche non può ricoprirle nuovamente (magari per 10 o 20 anni), ma deve dare la possibilità anche agli altri di svolgere quelle funzioni.

Le elezioni sono solo una truffa ai danni di chi non ha potere, servono a far eleggere chi vuole il potente, il dominante, il padrone.

Le elezioni non sono mai libere, sono l’esatto contrario della libertà e della democrazia.



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